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“Petali di rose arrugginiti dall’autunno”
Proprietà artistica riservata © 2003 by Cristina Fusi. L’utilizzo gratuito è consentito solo per fini non commerciali.
L’estate era passata, scolorendo i suoi colori e attenuando il suo caldo opprimente. Mentre l’autunno era arrivato, calando il suo sipario di vento che, faceva oscillare ritmicamente le foglie dipinte di rosso degli alberi. Me ne stavo sdraiata sul letto, con le mani che si attorcigliavano tra lenzuola di seta, gli occhi fissi al soffitto bianco, e nella mente solo una leggera canzone, che mi accarezzava la pelle.
Che confusione sei…
Non chiedermi mai Com’era prima nella mia memoria Com’era prima lui.. La pioggia estiva non sarà più la stessa Mai…mai. Che sogno strano è Pianeti dilatati nei miei occhi spenti Aria che mi divora Aria che mi trascina…oh… Non chiedermi mai… Com’era prima Nella mia memoria Com’era prima lui.. La pioggia estiva non sarà più la stessa Mai…mai… Mai. Sky…Sky…Sky…Sky Com’è volare com’è volare sky? Com’è volare…com’è volare…volare…Sky…com’è volare …Sky Sky Sky…
Avrei dovuto spostare dalla mente un po’ di pensieri ingombranti. Cercai di dare improvvisamente un senso, a tutto quello che mi era successo durante quest’ estate, passata senza Russell. Ritrovai chiari davanti ai miei occhi tutti i particolari del suo viso, la sua bocca piccola e delicata, i suoi occhi scesi e azzurrissimi, i suoi capelli dai riflessi dorati, il suo sorriso bianco e concreto. Incominciai a tracciare con il pensiero le sue ultime parole, “Vieni via con me in Australia”. Sarei dovuta partire con lui, adesso non sarei qui, a tormentarmi per la sua assenza, sarei stata felice con lui laggiù, tra le sue simpatiche mucche, avrei potuto cavalcare i suoi cavalli e imparare a prendere in mano, uno di quegli strani arnesi per vangare la terra. Sarei stata felice, se solo avessi avuto il coraggio di prendere quel dannato aereo. E invece lo ho lasciato partire, senza aggiungere nessuna parola, me ne sono rimasta agonizzante sulla sabbia, con le onde ghiacciate del mare che mi avvolgevano la vita. Piangi adesso, dai Lisa, buttale fuori quelle lacrime che durante l’estate si sono asciugate ai raggi del sole, sfogati, rompi qualcosa! fai qualcosa Lisa, ma non restartene distesa sul letto a morire. Mi alzai, con un violento scatto delle gambe. Dovevo riprendere in mano i miei giorni, la mia vita, non potevo buttarmi via così, e del resto anche al lavoro non stavo combinando più niente di buono, Carla me lo aveva fatto capire da un bel pò ma avevo cercato di ignorare le sue lamentele, e le sue raccomandazioni. I bozzetti di moda, giacevano pietosamente sul tavolo del mio ufficio e non aspettavano altro che un colpo di grazia, per mettere fine alla loro lenta e prolungata agonia. “fatti venire delle idee Lisa” continuavo a ripetermi ossessivamente. Ti ricordi, quando riuscivi a disegnare due collezioni per volta? e quando con un solo tratto della matita, buttavi giù un tailleur completo? puoi farcela Lisa, continuavo a ripetermi automaticamente. Scostai la testa dal muro e mi incamminai verso il bagno per una ristoratrice doccia. L’acqua fredda scendeva lenta sulla mia pelle calda, sentii i brividi moltiplicarsi, fino ad arrivare ad incresparmi il cuore. Socchiusi gli occhi al contatto della schiuma soffice del bagnoschiuma, avrei voluto piangere, ne avevo un bisogno disperato, “se solo qualcuno, venisse a darmi un lembo di stoffa per potermi tirare su da questo dolore” ma il silenzio, continuava a circondarmi sottile, come una corda di seta intorno al collo soffocandomi la gola.
La mattinata stava iniziando nei peggiori dei modi pensai, quando mi accorsi che la mia piccola e dannata micra rossa, non ne voleva sapere di mettersi in moto. “E adesso come faccio?” Mi guardai per qualche minuto in giro, alla ricerca di aiuto, ma quella mattina, mi sembrava di essere immersa nel deserto del Sahara.
Guardai una jacquard fermarsi vicino a me.
“Signorina ha bisogno di aiuto?” mi sentii domandare improvvisamente, da una voce leggera. Un uomo elegante mi stava di fronte, con un sorriso che mi tagliava gli occhi. Era bello, capelli neri, occhi grigi e abbassati, gli guardai la cicatrice sull’labbro superiore. Mi colpi la sua voce delicata e i movimenti gentili delle sue mani che uscivano dal finestrino aperto, verso di me. Assomigliava in maniera impressionante a Joacquin Phoneix “La ringrazio, questa mattina non vuole partire” gli dissi, sbattendo le mani sul volante. “Ci diamo un’occhiata?” mi domandò, scendendo dalla macchina e alzandosi le maniche della giacca chiara. Lo guardai dirigersi verso la mia macchina in panne, scesi ad aprire il cofano e gli andai incontro. “Non ho idea di cosa gli sia preso..”gli dissi abbozzando un sorriso nervoso. L’uomo si chinò… Lo guardai per un po’ perdere il suo sguardo, tra i meccanismi, del motore controllò il livello dell’olio, dell’acqua, ma i suoi sospiri non mi fecero presagire nulla di buono. Le sue mani delicate sfioravano come farfalle le parti più unte, all’improvviso, lo guardai battere una mano sulla scatola della batteria. “E’ scarica”mi disse, alzando gli occhi verso di me. Rimasi ferma a guardarlo, i suoi occhi erano un concentrato di cielo, forse se mi fossi avvicinata ancora un po’ sarei riuscita a vederci dentro anche il sole. “Ho dei cavetti in macchina, li colleghiamo e il gioco è fatto!”mi disse, sorridendomi. “Va bene la ringrazio”gli dissi, guardandolo incamminarsi verso la sua jaguard grigio metallizzata. Lo seguii con lo sguardo, montare sulla macchina e venire verso di me. Parcheggiò vicino alla mia micra, con estrema facilità, prese i cavetti rossi, insieme ad una valigetta nera e scese dalla macchina lentamente. Lo guardai ancora, in silenzio unire i cavetti tra di loro, affinché la mia batteria si ricaricasse. L’attesa che era scesa su di noi pesava terribilmente, quale sensata parola potevo pronunciare? mi domandai in silenzio, quale argomento affrontare?, quale pensiero fare uscire? nulla, il silenzio. “Il gioco è fatto” mi disse, improvvisamente slacciando i cavetti rossi da quelli neri. Alzai gli occhi dalla mie scarpe. “La ringrazio, non so come avrei fatto questa mattina senza di lei, e mi dispiace di averle fatto perdere così tanto tempo”gli dissi, sorridendogli dolcemente. “Non ci pensi proprio, nessun disturbo, posso chiederle come si chiama?” mi disse, cercando di pulirsi con un fazzoletto, le mani imbrattate di olio. “Mi chiamo Lisa” gli dissi, allungandogli la mano con estremo imbarazzo. “Andrea”mi rispose, stringendomi forte la mano che scivolava tra la mia. Mi sentii improvvisamente addosso una strana sensazione di vuoto assoluto, e come se intorno a noi non ci fosse più niente, nessuna casa, nessun’albero, nessuna persona, nessuna strada…persi e sospesi in un unico sguardo. “E’ stato un piacere Lisa, adesso devo andare”mi disse, prendendo la sua valigetta nera da terra. “Arrivederci, e ancora grazie”gli risposi, guardandolo montare in macchina e partire velocemente. Ecco, adesso avrei potuto farmi uscire dalle labbra, “un posso rivederla?”…ma Russell, mi tornò improvvisamente, chiaro, davanti agli occhi insieme al suo sorriso e tutto perse improvvisamente significato. Rimasi ancora un po’ ferma dentro la macchina, le domande navigavano nella mia mente come in un mare senza fine, ma ecco che in lontananza una piccola isola di risposte ben sicure faceva capolino, la raggiunsi e mi ancorarai a lei. Misi in moto senza nessuna difficoltà, ma sentii ancora i miei pensieri, fermi, sulla rassicurante isola.
Staccati Lisa, Roma ti aspetta….
Guidai lentamente per tutto il tragitto verso il mio ufficio, la sosta forzata dal traffico, verso il colosseo mi aveva ridotto il cuore ad un cumulo di macerie, ne avevo così tante che avrei potuto sotterrarmici sotto e morire in silenzio, soffocata dalla polvere. Sarebbe stato sicuramente meglio, che affrontarlo tutti i giorni e guardarlo sorridermi con la sua imperiosa altezzosità.”Ti piace, trafiggermi con i tuoi spicchi di luce, che filtrano violenti, dalle piccole e rovinose spaccature?” gli dissi tra me, continua pure, non ho paura della mia morte lenta, cosa puoi farmi di più?..ridi, ridi pure, il tuo sorriso mi scivola come olio sulla pelle, vedi? sto ripartendo, oramai, il traffico si è rotto, anche oggi mi hai fatto male, anche oggi …. Parcheggiai nel vicino giardino dell’ufficio, scesi dalla macchina e un colpo di vento mi schiaffeggiò in pieno viso… “Bonjour, Lisa” mi disse Alice, vedendomi entrare. Le sorrisi distrattamente e mi incamminai verso il lungo corridoio, che portava al mio ufficio. “Hey, non mi chiedi nulla?” mi domandò, improvvisamente rincorrendomi. Mi voltai verso il suo viso, non capivo.. “Cosa?” le dissi, cercando di schiarirmi la mente. “Il mio francese, sto facendo il corso!”mi rispose, incrociando le braccia sulla vita. Riamasi per alcuni secondi in completa apnea di parole. “Perdonami Alice, hai ragione, esclamai improvvisamente ti prego, infligimi pure la più terribile delle punizioni…”le dissi, con un tono ironico della voce e alzando lo sguardo verso il soffitto. Alice iniziò a ridere a crepapelle.. “Dico vuoi farmi morire? ti perdono, perché so che sei stravolta”mi disse, asciugandosi gli occhi che le lacrimavano dalla forte risata. “Scusami, lo sai che ultimamente non connetto molto, ti ricordo che qualche mese fa ho avuto un reset nella mia vita, sto ricominciando da poco a rimettere qualche dato.”le dissi, sorridendogli. “Che ne dici di un caffè? Come dato si intende”mi disse, incamminandosi verso la macchinetta automatica del caffè. “Buona idea!” le risposi, seguendola. “Bè è un po’ tardi, ma come va il tuo corso di Francese?” le domandai, guardandola aprire una cialda. “Per adesso ho imparato solo” Bonjour e Bonsoir” mi rispose premendo il bottone per l’erogazione del caffè. “Bè se non altro non possono dire che sei una persona maleducata!” le dissi sorridendole. Alice rise. “Mattinata dura oggi?” mi domandò, sorseggiando il suo caffè nero. “Peggio…” gli risposi breve. “Cioè, collezioni da finire?” “No, da cominciare, e il dramma è che non ho la vena creativa!”le risposi sospirando. “E dove la hai lasciata?” mi domandò, sorridendomi. “Si è spezzata tanto tempo fa, e ho perso tutte le mie idee nella sua emoraggia.”gli risposi , buttando il bicchierino di plastica nel secchio. “Allora ti serve una trasfusione? che ne dici di questa?” mi disse, prendendo un depliant che illustrava un viaggio in Australia. Gli sorrisi. “Moda Alice, ho bisogno di cose che parlino di moda…”le risposi prendendo le cartelline sul tavolino e incamminandomi verso il mio ufficio. “Guarda che anche in Australia si occupano di moda” mi disse sospirando. “Ma io non voglio andare in Australia” le dissi inclinando la testa verso il suo viso. “Fa come vuoi, ma non lamentarti se poi ci sarà gente che sfonderà come stilista laggiù!!” mi disse ancora in tono ironico. “Correrò questo rischio, non te l’ho mai detto, il pericolo è il mio mestiere!”le risposi incamminandomi. Alice mi guardò allontanarmi sorridendo. “Buongiorno!” dissi entrando in ufficio. “Lisa, ma non mi dire sei proprio tu? eppure non sta nevicando fuori!” mi disse, Paola dirigendosi verso la finestra. “Molto spiritosa, avevo nostalgia dei tuoi particolari Buongioni!” le risposi, posando le cartelline e la borsa sul tavolo da disegno. “Tesoro vieni qui fatti vedere, sei uno splendore” mi disse, abbracciandomi forte. “Non adularmi, lo sò che stai gongolando!! il mio splendore è solo di facciata, dentro sono una rovina” le risposi scostandomi dalle sue braccia. “Ehi Lisa” mi sentii dire improvvisamente. “Michy!!” esclamai, andandole incontro. “Come stai?” “Lo vedi mi hanno messo alla sezione fotocopie!! ma sto meditando vendetta!” mi disse raccogliendo alcuni fogli bianchi. “E tu Lisa? è da un po’ che non vieni, tutto bene?” “Tutto bene non direi, però come si dice la vita continua!”le risposi sospirando. “Ah! si il famoso” the show must go on” mi disse Michela sorridendomi. “Proprio quello..” ricambiai il sorriso. “Avevamo nostalgia di te!! lo vedi il computer sul tavolo? langue da mesi ormai!”mi disse Paola passandosi una matita tra la labbra. “Vedo che non avete perso le buone abitudini è cioè di tenerlo sempre acceso mentre si lavora..” “Vi voglio bene!”gli dissi smanettando un po’ sui tasti. “Ehi che fine ha fatto il mio desktop?” chiesi improvvisamente, con voce allarmata. “Devi domandare a Michela è lei che ci mette le mani” mi disse Paola voltandosi a guardarla. “Michy il mio deskstop dove è andato a finire?” le domandai continuando a cercarlo. “Cos’è un desktop?” mi rispose Michela, sfilando un foglio dalla fotocopiatrice. Sospirai con gli occhi al cielo. “Ok, lasciamo perdere…” le risposi con voce sconsolata. “Peccato Lisa, il soggetto della foto che avevi messo era splendido e poi assomigliava in maniera incredibile a quel tuo allevatore Australiano.” mi disse Paola sorridendo ironicamente. “Non era il mio allevatore personale…”le risposi guardandola fissa negli occhi. “E poi gradirei non parlarne, ho ancora un sacco di ferite aperte su di lui, non farmi di nuovo sanguinare…ti prego sporcherei tutto”le dissi con voce seria. “Non ci badare Lisa, Paola è come il lupo, perde il pelo ma non il vizio” mi disse scherzando Michela. “Che vuoi dire tu? addetta alle fotocopie, che vizio ho?” le disse Paola con voce squillante. “Il vizio di non farti i caz…tuoi!” le rispose ridendo. “Ok, ok sfottimi pure, ti farò retrocedere ancora di più!” le disse alzandosi dalla sedia. “Più retrocessa di così? mi vuoi alle pulizie dei bagni….” riabbatté allargando le braccia. “Non sarebbe male, la donna che viene a pulirli non li pulisce un granché…” le disse ridendo forte. “Guarda faccio finta di non aver sentito nulla, ma la prossima non te la perdono, e oggi, scordati il mio passaggio in macchina!”le rispose, con un sorriso tagliente. “Ok, andrò a piedi, che vuoi che sia, per fortuna ho messo le mie providenziali scarpe da ginnastica!!” “Non noti niente di nuovo in ufficio Lisa?” mi domandò Paola con voce sottile, cambiando improvvisamente discorso. Alzai gli occhi dallo schermo del computer. “Cosa dovrei notare, avete cambiato qualcosa?” le chiesi, curiosa. “No, non abbiamo cambiato nulla, dai un’occhiata alla bacheca al muro.” mi disse sorridendo piano. Ruotai gli occhi verso la bacheca di sughero e notai tra i tanti fogli appesi, uno giallo con una scritta enorme sopra; “Per Lisa, urgente”Carla. Mi avvicinai, a leggere. Dieci bozzetti, di abiti da sera, da realizare con delle stoffa di chiffon e crèpe. “Cosa posso desiderare di più dalla vita?” dissi a voce alta e con gli occhi sgranati sulla bacheca. “Un’ Australiano Lisa?”mi disse Paola abbozzando un sorriso malizioso e provocatore. La guardai soridendo. “ Mi accontento dei dieci bozzetti, in fondo sono ancora in punizione per non aver preso quell’aereo!” dissi con voce ironica. “Carla ti vuole un bene dell’anima Lisa, ha pensato subito al tuo riento in azienda.” mi disse Michela, arrotolando alcune carte tra le mani. “ E va bene, mettiamoci all’opera, Paola passami gli strumenti di lavoro, gomma e matita!!” le dissi sistemandomi sulla sedia. Paola mi allungò il materiale di cui avevo bisogno. “Buongiorno” Mi voltai verso la voce di Carla. “Si può?” ci disse bussando con la mano sulla porta. “Lisa, tesoro sono tanto contenta che tu sia ritornata!” mi disse Carla venendomi incontro. Gli sorrisi. “Ciao Carla, colgo subito l’occasione per ringraziarti di tanto lavoro.”Le dissi, scarabbocchiando con la matita sul foglio ancora bianco. “Ma non erano questi i patti, quando ci siamo sentite per telefono” “Piccole modifiche, approposito posa tutto e vieni nel mio ufficio devo parlarti.” Mi disse bloccandomi con la mano, il primo tratto della matita. La guardai perplessa, e mi alzai di scatto dalla sedia per seguirla.
“Chiudi la porta Lisa” mi disse mettendosi a sedere dietro la scrivania di noce. “Allora, inanzitutto voglio dirti che sono molto contenta che tu sia ritornata al lavoro, vedo che alla fine i miei consigli e le mie spronature sono servite a qualcosa.” “E ti ho fatta venire nel mio ufficio per dirti che i bozzetti che ti ho commissionato, sono molto importanti, negli ultimi giorni ci ha contattato “Giorgio Armani” chiedendoci se potevamo creare dei vestiti da sera da inserire, nella sua nuova collezione primavera–estate”mi disse, giocherellando con una penna. La guardai parlare lentamente. “Tengo molto a questo lavoro Lisa, ed ho pensato di darlo a te, perché so come lavori.” “Non ti nascondo che i bozzetti devono essere pronti tra una settimana, dopo di chè te ne andrai in trasferta a Milano, per portarli personalmente alla azienda Armani e parlare con lui degli ultimi dettagli.” Mi disse con voce seria. Rimasi per qualche istante, senza parole. “Non mi dici niente Lisa? non hai domande da farmi?” mi disse Carla allargando gli occhi. “Carla , ti ringrazio tanto per aver pensato a me, per questo lavoro, ma..” “Non voglio sentire ma, dalla tua bocca..”mi disse, interrompendomi nel parlare. “In questo periodo non sono in vena di trasferte!” le dissi sospirando forte.
“Che vuoi dire?” mi rispose corrucciando la fronte. “Che sono a pezzi, mi tremano le mani, i pensieri…e non ho la mente abbastanza lucida per affrontare dei discorsi importanti con Armani.” Le dissi con un filo di voce. “Ma è un occasione d’oro Lisa, possibile che tu, non te ne renda conto? questa commissione, è importante sia per me, che per te! non ci tieni a crescere professionalmente? ti fa schifo ampliare le tue doti?”mi disse alzando la voce. Sospirai. “Non è che non ci tenga, anzi…” “Lisa, guardami per un istante negli occhi, se la mia azienda funziona bene, lo devo anche a te, sei una bravissima stilista di moda, hai capacità e talento, non buttarti via.”mi disse afferrandomi per le spalle. “Lo so, quello che hai passato in questi mesi, ti capisco benissimo, ho sofferto per amore, anch’io.” La guardai intensamente, non avevo più parole di scuse, e di bugie. Rimasi in silenzio difronte al suono incomprensibile delle sue parole…
“Va bene, quando devo partire” le dissi, abbassando gli occhi al pavimento. Carla mi guardò allargandomi un sorriso. “Così ti voglio, tra una settimana, appena avrai terminato i bozzetti, conti di farcela?” mi disse camminando per la stanza. “Ho altro tempo?” le chiesi, bloccandogli il passaggio verso di me. “No Lisa, una settimana è il tempo massimo”mi rispose scostandomi leggermente. “Ok!! Allora, non mi rimane che mettermi al lavoro, un’ultima cosa, pantone?” “Certo tesoro, e mettici anche i codici vicino!” mi disse sorridendomi con gli occhi.
“Bè, tutto a posto?” mi disse Paola al mio rientro in ufficio. Sospirai. “Trasferta.” Gli dissi mettendomi a sedere. “Ma dai che cul…” “Ehi, non si dicono certe cose, al capo” le dissi ridendo. Paola rise. “E chi è il capo?” mi domandò ironica. “Io, tesoro sono la più anziana, qui…”le risposi, scrollando le spalle. “Ehhh, dimenticavo che oramai tu sei sulla strada della terza età” mi disse ridendo. “Non essere così cattiva con me, non hai nessun rispetto per gli anziani? le dissi mimando una vecchietta che cammina a fatica con il bastone. Paola sospirò. “Che darei per andare in trasferta anch’io.” mi disse continuando a disegnare. “Dove vai ciccia?” mi chiese Michela, pigiando il bottoncino di invio del computer. “Milan..” “Oh mia bella Madunnina….!!” mi rispose, guardando lo schermo. “Dovrò dire addio al sole di Roma per due giorni, mi deprimo al solo pensiero!” le dissi rovesciando la testa all’indietro. “Vuoi mettere quella bella nebbia, che ti avvolge completamente e che ti finisce di offuscare la mente?” Rise. “Grazie, ma per l’offuscamento mentale ho già dato” le dissi, passando la gomma sul foglio. “Comunque, ti farà bene, devi cambiare aria!” mi disse Paola alzandosi dalla sedia arancione. “Perché cos’ha l’aria di Roma che non và?” le domandai mordicchiando la matita tra i denti. “E’ intrisa di Russell” mi rispose sorridendomi. “Stonzate, è stato qui per pochi giorni, Roma è grande” le dissi stringendo la gomma nella mano. “Perché non vuoi ammetterlo?” “Cosa?” “Che sei innamorata, che ci stai male, che vorresti prendere il primo aereo per l’Australia, e che manderesti a cagare, tutto Armani, i bozzetti, Carla” mi disse parlandomi vicino al viso. “Ma io ho sempre ammesso tutto, lo amato!!” le dissi con non chalance. Paola incominciò a ridere forte. “Cos’hai da ridere, ti fa ridere che sono stata innamorata di lui?” “Mi fai ridere, perché stai dicendo un sacco di stronzate, tu sei ancora innamorata di lui!! !cazzo, ammettilo” mi disse alzando di un tono la voce. “E va bene lo amo!!” le dissi urlando. “Sei contenta? lo amo, lo amo da morire, e non so come cavolo ho fatto ad innamorarmi di lui in soli due giorni, non sò perché lo ho lasciato partire senza parlare, senza fermarlo!!”le dissi ancora con gli occhi che si velavano piano, piano. “Quanto e ancora devo pagare per questa cosa?” le dissi tirando su con il naso. “Ma no Lisa, no, voglio solo che riprendi in mano le tue emozioni, in questi mesi ti sei arresa difronte al tuo sentimento per Russell, hai cercato di soffocarlo con la speranza che smettesse di respirare dentro al tuo cuore.” “Non è così, per mesi lo ho aspettato, ogni giorno mi chiedevo se mi avrebbe chiamata, ma niente, me ne stavo persa con lo sguardo al telefono ed il suo silenzio, mi faceva morire ogni giorno, ho perso le mie ultime speranze proprio, ieri, quando Elena mi ha telefonato e mi ha detto che non sarebbe venuto in Italia . Il silenzio era sceso improvvisamente tra di noi. Paola aveva smesso di parlare..sentivo solo il suo lungo respiro tagliarmi la gola. Michela se ne stava in piedi accanto alla fotocopiatrice e ci guardava, con aria perplessa. Mi sentivo a disagio, era difficile da mandare giù, dire ad alta voce che Russell, non sarebbe tornato in Italia. Sospirai rumorosamente, cercando di nascondere l’imbarazzo per lo spettaccolo inatteso che avevamo appena tenuto in ufficio. “Ho bisogno di un tè, qualcuna lo vuole?” chiesi alzandomi improvvisamente dalla sedia. Paola e Michela mi guardarono per alcuni minuti. “Io un caffè, ma lo voglio ristretto e con la schiumina sopra!”mi disse Paola, schiarendosi la voce. “Dimenticavo che hai sempre delle pretese!” le risposi sospirando. “Semplicemente non mi accontento, cos’è faccio peccato mortale?” “Non è che sei una rompi palle” le dissi, prendendo due gettoni per la macchinetta automatica. “Micy tu?” “Io passo, ne ho già presi due…lo vedi? tremo come una foglia”mi disse, mostrandomi le mani. Mi incamminai verso la macchinetta…con i pensieri sospesi nella mente..forse Paola aveva ragione.. Stavo fecendo di tutto per nasondere quello che provavo per Russell…mi nascondevo ogni giorno dietro ad una scusa di vetro…e tutti riuscivano a vedere quello che provavo veramente. E del resto niente rimane nascosto….viene tutto in superficie a ricordarci quello che siamo e che abbiamo fatto… Schiacciai il pulsantino per il tè. Se solo potessi guardare tutto con occhi diversi, se solo Russell uscisse per sempre dalla mia testa. E invece è ovunque, in ogni cosa che io faccia….ecco, è anche qui, nella mia tazza di te che mi sorride galleggiando….. “Lisa?” Mi voltai di scatto. “Carla…” “Soprapensiero?” mi domandò inclinando la testa verso il mio viso. “No stavo aspettando che scendesse il te nel bicchierino! gli risposi sospirando. “Hai ancora qualche minuto da dedicarmi Lisa?” La guardai perplessa… “Perché?” gli domandai. “Ho il capo stilisti della ditta Armani nel mio ufficio, è arrivato da poco, vorrei che lo conoscessi, avrai a che fare con lui, quando andrai a Milano” “Nessun problema, arrivo poso il mio te e porto il caffè a Paola” le dissi, afferrando il bicchierini di plastica.
“Ma te ne rivai di nuovo?” mi disse Michela, con una nota interrogativa nella voce. “Il capo mi reclama….” le risposi sorridendo.
Arrivai davanti alla porta dell’ufficio di Carla, con l’aria che mi si spezzava nei polmoni.
Bussai.
“Vieni, pure Lisa” mi disse Carla, con un tono della voce sostenuto. Entrai dentro, cercando di tenere a bada i capelli che continuamente mi ricadevano sugli occhi. Guardai da prima Carla, alzarsi dalla scrivania, e poi il signore che mi dava le spalle…aveva un qualcosa di famigliare…mi persi a ricordare.
“Lisa, voglio presentarti il signor; Andrea Vincenzi, il capo stilisti di Armani” L’uomo si alzò dalla sedia, e si voltò lentamente, verso di me….
Non riuscivo a credere hai miei occhi, era proprio l’uomo, che questa mattina mi aveva aiutata a far ripartire la mia auto. I suoi capelli neri brillavano alla luce calda di una apliquè…
Mi allungò la mano sorridendomi.
“Ciao Lisa” mi disse con una voce sottile. “Ciao” gli risposi ingoiando la saliva.
La scena si ferma improvvisamente….
Io e lui difronte, occhi dentro gli occhi, i pensieri catturati da miriadi di parole… posso chiederti se la macchina funziona? Cosa fai questa sera? E bla, bla,bla……
Ritornai improvvisamente a respirare con un violento colpo di tosse.
“Lisa, stai bene?” mi domandò Carla, venendomi incontro. La guardai avvicinarsi a me rapidamente… Il suo viso era preoccupato e le sue labbra aperte…
“Sto bene Carla…” Mi sorrise.. “Questa ragazza mi fa sempre venire dei gran colpi…”disse rivolgendosi ad Andrea. “Ogni tanto me la perdo…”
“Vuoi che ti ricarichi la batteria della tua anima?” mi disse Andrea sorridendomi dolcemente.
Carla ci guardò perplessa….
Risi.
“Carla lo so che non ci stai capendo niente, e che la tua fervida mente si starà domandando di cosa stiamo parlando..Andrea, questa mattina mi ha aiutata a far ripartire la mia macchina, che era completamente a terra.! le dissi guardando Andrea negli occhi.
“Ma bene, allora vi conoscete già..” “Ebbene si, ho avuto questo piacere..”disse Andrea, sbottonandosi la giacca color avorio.
Sorrisi… Il fatto di averlo rincontrato nell’ufficio di Carla mi aveva lasciato il dolce sulla bocca… Mi piaceva il fatto di poterlo rivedere… sentivo il cuore che mi cedeva piano, piano. Parlammo a lungo di tutte le cose che dovevamo fare…e soprattutto dell’incontro con Armani a Milano, Andrea mi tranquillizzò sui bozzetti, i capi dovevano si essere belli, ma non particolarmente estrosi. Classico, in tutte le sue forme, così aveva terminato il suo discorso su gli abiti da creare. L’idea di andare a Milano mi stava poco a poco piacendo. Salutai Andrea con una forte stretta di mano, il suo sorriso elegante e malizioso mi aveva affilato lo sguardo.. Carla si avvicinò a me stringendomi il braccio… Le sue parole continuavano a ribombarmi nella testa chiusa. Mi domandai a cosa stavo andando incontro….era solo una nuova esperienza di lavoro punto.
Erano le nove passate…girai velocemente la chiave nella fessura della porta di casa. Tecla mi venne incontro con il suo solito miagolio lamentoso… La sua ciotola a forma di pesce era arida di latte….
“Sei qui?” “Sei qui.” mi disse Laura affacciandosi dalla porta della cucina e confermando le parole. “Mangi o hai già mangiato?” mi disse ancora armeggiando con la forchetta dentro alla pentola sul fuoco. “Dipende, cosa c’è?”le chiesi mettendomi a sedere esausta sulla sedia. “Polpettine al sugo..” “Sia…riempimi il piatto!” le dissi spezzando un pezzettino di pane. “Vedo che ti è tornato l’appettito…giornata interessante oggi?” “Si, abbastanza la prossima settimana parto per Milano” “Interessante davvero, non perderti tra la nebbia”mi disse ridendo. “Se tutto va bene, la nebbia non farò neanche in tempo a vederla…” “Perché? Cos’hai degli occhiali fatti a posta per penetrarla?” “No ma sarò velocissima, vado, porto i disegni e me ne torno in giornata!” “Come mai tutta questa fretta? hai qualcuno alle calcagna? mi disse con voce ironica. “No, ma non ho voglia di deprimermi a Milano, troppi ricordi…” “Ah! già dimenticavo che ci sei stata per qualche anno…e in circostanze dolorose” “Forse, non è neanche quello, non lo so, ultimamente ho paura di muovermi, di conoscere nuova gente..sono fatta male.” Le dissi addentando un’ altro pezzo di pane. “Smettila di rompere…con le tue fisse autolesioniste…sarebbe ora che ti smuovi un po, fuori ci sono tante persone che possono renderti felice..”mi disse Laura, mettendomi le polpette nel piatto.
“Perché stai ridendo? ho del sugo sul mento?” le domandai ingioiando l’ultima polpettina. “Ma dove ti ho pescata?”mi rispose ridendo forte. “Che, che, vuol dire dove mi hai pescata…”le risposi asciugandomi le labbra con il fazzoletto. “Hai conosciuto un uomo oggi” mi disse, giocherellando con la forchetta sul piatto. “Che vuoi dire?” “Un uomo, sai quegli animali con due gambe e un membro che avvolte ragiona al posto del loro cervello” “Oh….vedo che hai ripreso con le tue massime…e sempre delicatissime..” “Bè, si ho conosciuto un’uomo, comunque, oh, sentiti libera di dirlo a chiunque” le dissi con voce ironica. “A chi vuoi che lo dica? a Massimo? “ “Hai ragione non capirebbe, e poi dovresti fargli lo spelling” La guardai con uno sguardo sottile. “E dimmi, com’è, meglio dell’Australiano?” “Non puoi chiamarlo con il suo nome, perché ha un nome sai?” “Ma va? è per caso Russell?” mi disse ridendo. “Quando incomincerai a togliertelo da la testa…” “Buttati in nuove esperienze, fai sesso che è un po che non ne fai..” “Che, che ne sai tu che io non faccio sesso?” “Lo vedo, sei spenta, sei ansiosa, sei acida, sei insopportabile..avvolte parli come una vecchia zitella” “Ehi….ma vi siete tutte coalizzate contro di me? vado a lavoro e c’è Paola che mi da della pazza, Carla che mi rammenda i suoi consigli miracolosi, torno a casa e ci sei tu che mi dici che sono una zitella…mi chiedo se anche mia madre non voglia metterci bocca…” le dissi alzando un po la voce. “Ok, ok, fumiamo la pipa della pace….mi cospargo il capo di cenere…ho esagerato!” mi disse abbracciandomi. “E che ho voglia di andare al tuo matrimonio, sono anni che sogno di farti da damiggella…” “Certo, naturalmente e adesso io mi sposo solo per esaudire il tuo desiderio” “Bè? che ci sarebbe di male, non siamo amiche io e te?” “Amiche, punto. …”le dissi ridendo.
Eravamo tutte e due sdraiate sul divano…guardai Laura giocherellare con la sua pallina scaccia stress…il suo viso era chiaro e sicuro..
“Hai voglia di un te?” mi disse improvvisamente Laura, alzandosi dal divano. “Perché no, fammi quello alla vaniglia, mi mette addosso sempre tanta malinconia..il suo profumo mi fa venire in mente pensieri tristi.” “Te l’ho detto io che sei autolesionista..” mi rispose armeggiando con due tazze. Ridemmo tutta la sera..parlando di cose stupide e serie allo stesso tempo… Mi trovavo bene insieme a Laura, il suo sorriso le sue parole mi facevano bene, all’anima…ci prendevamo in giro tutti i giorni, ma ci volevamo bene, davvero.
La notte non riusciva a passare…gli occhi erano continuamente aperti a nuovi pensieri. Russell Russell Russell Russell….
Il tuo ricordo si dimena sotto le mie coperte.
La settimana, lavorativa passò molto velocemente, avevo anche ripreso a sorridere un po di più… Milano mi stava facendo bene, e ancora non ero partita.
“Allora domani parti?” mi disse Paola, sorseggiando il suo te. “Già…Milano mi aspetta…” le risposi stirandomi con le braccia. “I tuoi disegni faranno un successone Lisa, trovo che siano splendidi…” “Ci ho messo tutta la mia creatività, e non ti nascondo che lo chiffon non è molto nelle mie corde ultimamente”le dissi richiudendo la cartellina sul tavolo. “Senti, ma hai deciso che direzione dare hai tuoi capelli?” mi disse Paola sfiorandomi alcune ciocche. “Non mi parlare, poveri, ultimamente hanno avuto un crollo..non so come farli rinvenire” “Un bel taglio netto?” “Corti?” “Ti starebbero bene…” “Ma? vedremo, per il momento li tiro su a coda di cavallo..sperando di passare inosservata.!”
Ridemmo.
La valiggia, era ancora da preparare… Come sempre l’indicisione su cosa portare aveva la vinta … “Vestitini mini?” No. “Gonnellone a fiori?” No. “Un bel vestito scollato sul davanti e sul di dietro?” No, e poi No. Ok, mi arrendo un jeans e una maglietta…. No, no, no, no…. Ma ci sarà a questo mondo, qualcosa che mi stia bene? mi ricordai improvvisamente del maglioncino che Russell aveva lasciato.. Era di un bel colore azzurro, e mi stava particolarmente bene, mi ci sentivo a mio agio dentro.. E poi il suo profumo mi piaceva. Porterò lui con me…e qualche pantalone. Si.
“Dico, ma ti sei guardata?” mi disse Laura, ferma sulla soglia della camera e facendo delle strane smorfie con la bocca. “Perché? Cos’ho che non va?” “Tutto non va…a cominciare dal maglioncino extra large..” “Mi sta bene, e sopra questa gonna è fantastico!”le dissi sorridendogli buffamente. “Sembri un sacco di patate…ti ingoffa” “A me piace ingoffarmi…e poi è di Russell!” “Ah! lo sapevo io che c’era qualcosa sotto…cos’è ti fa sentire meglio indossarlo?” “Si, forse si, ma che importanza ha cosa metto? non devo mica sfilare a Milano!” “Ok, ok!! contenta tu, ma poi non venirmi a dire che non rimorchi..” mi disse Laura facendomi un gesto di siapprovazione con la mano. “Ma è possibile che per rimorchiare un’uomo bisogna mettersi solo un vestito scollacciato e aderente? non ti è mai venuto in mente che si può sedurre anche non essendo troppo vistose?”le dissi gongolando… “Sarà…ma io sfido chiunque…a trovare attraente una gonnellona da Befana, calze a righe bianche e nere, e maglione XXL!! e con l’aggravante di scarpe da ginnastica celesti.” “Si intonano al golf…gnurant” “Avvolte fatico a credere che tu sia una stilista di moda…un bel taglierino no e?”mi disse Laura buttandosi sul letto. “Il taglierino non mi si addice e poi sono una stilista…creativa io, sperimento!!!” “Lo vedo, lo vedo…” Ridemmo. “Comunque, apparte la tua mise, da naufraga..voglio dirti che mi mancherai…lo so, lo so che starai via per poco…ma mi mancherai lo stesso!”mi disse facendo finta di piagnuccolare. “Vieni qui …sei sempre la solita tenerotta!! ti voglio tanto bene…e poi te l’ho detto ritorno presto a casa…non posso stare senza il sole di Roma!!”le dissi abbracciandola forte.
La notte era scesa lentamente…il buio mi penetrava gli occhi, non riuscivo a dormire. Come sempre. Domani, avrei voluto rimanere a casa e nello stesso tempo andare… Questa notte è una linea sottile che divide le ore di domani..percepisco l’odore della paura e dell’ansia che puntualmente arriva ad ogni trasferta….cosa darei per cambiarmi.
La stazione termini era come sempre….affollata di visi. L’Eurostar che dovevo prendere aveva già un rumoroso ritardo di 15 minuti. L’attesa..era la cosa che più mi pesava…mi guardavo intorno con gli occhi ben aperti ad ogni più piccolo movimento. Milano…così lontana per le mie poche forze…tremendamente oscura per la mia anima di luce.
Il biglietto aspettava con me, danzando tra le mie dita frenetiche.
Il viaggio proseguì tranquillo, gli scompartimenti erano mezzi vuoti… Sospirai. Il paesaggio mi scorreva davanti…cercavo di catturare come in un fermo immagine le figure più strane…le nuvole erano sgonfie nel cielo. A cosa dovevo pensare? a quale pensiero dovevo lasciarmi andare? lavoro, dovevo solo pensare al lavoro e alle mie prossime parole di circostanza.
Stazione di Milano Centrale.
Scesi dal treno correndo verso la lunga fila di taxi… Via Borgonuovo, grazie. Le mie parole si spandevano nella macchina come un eco.. L’autista mi guardò con un viso crepato di rughe, poi si voltò verso la strada e partì veloce. Mi sforzavo di trovare parole per creare discorsi…cosa avrei dovuto dire? questi sono i miei disegni signor Armani, che ne pensa? dice che possono inserirsi tra i suoi? Dice che le mie modelle, siano abbastanza alte, per le sue misure? Vuole che ritocchi qualcosa? devo aggiungere dei tagli particolari? Cosa ne pensa se faccio un giro per schiarirmi le idee…e poi ritorno a parlarle? Stavo delirando…sicuramente, stavo delirando.
Scesi dal taxi e pagai. Entrai nell’azienda circondata da una strana confusione… guardai i quadri appesi alle pareti del lungo ingresso…scene della Old America. Le luci fredde del neon…mi indurivano i lineamenti del viso. Mi appoggiai in maniera scomoda su una delle tante poltroncine rosse messe in fila. La mia posizione era tesa, sembrava che fossi pronta a scattare ad ogni minimo segnale.
“Lei è la signorina Fiorenzi?” mi disse una donna con degli strani occhialetti appesi in bilico sul naso. “Si sono io” le risposi mettendomi in piedi. “Si accomodi pure nello studio, il signor Armani la sta aspettando” Tirai su da terra la mia valiggetta con le ruote. Mi fece segno di seguirla… Adesso ero un po’ più sicura, in fondo durante tutto il viaggio ero riuscita ad accumulare parole.
“Signorina Fiorenzi, che piacere conoscerla”mi disse il signor Armani alzandosi dalla sua sedia dietro alla scrivania. Gli andai in contro e gli strinsi forte la mano. “Ha fatto buon viaggio?” “Si tranquillo….”gli risposi sorridendogli. “Bene, signorina Lisa si accomodi, sta arrivando anche il mio capo stilisti il sognor Vincenzi” “La ringrazio” gli dissi mettendomi a sedere e tirando fuori dalla borsa la cartellina con i bozzetti.
Il disagio si faceva sentire…la stanza era asettica di luce, e i miei continui sorrisi si stagliavano sui muri neri.
Andrea entrò improvvisamente e richiuse la porta dell’ufficio sbattendola troppo violentemente. Mi girai di scatto verso il suo viso adombrato. L’aria era pesante, il signor Armani mi guardava scrutandomi le espressioni degli occhi.
“Lisa” Il mio nome tuonò nell’aria. Mi alzai dalla sedia.. “Andrea” gli dissi allargando un sorriso. “Tutto bene, Lisa?“ mi disse spostando la sedia per sedersi. Gli sorrisi abbassando gli occhi. “Tutto bene…” gli risposi tirandomi giù il bordo del maglioncino. “Allora Lisa, visto che siamo in tema informale ti do del tu anch’io”mi disse Armani incrociando le mani sulla scrivania. “Ma certo”gli risposi con l’ennesimo sorriso. “Bene, fammi vedere le tue creazioni, la signora Morini, mi ha tanto parlato di te….e non ha fatto sconti sulle parole, per eloggiarti al meglio” mi disse afferrando la cartellina con i disegni.
La scena si ferma.
Mi ritrovai con la mente completamente satura di schizzi di parole. Guardai il viso rilassato di Giorgio Armani e quello contratto di Andrea. Il suo profumo mi avvolgeva delicatamente i sensi, le sue dita tamburellavano sul tavolo. I disegni scorrevano tra le loro mani in una danza ritimica. I miei occhi si muovevano veloci sulle loro espressioni… Cosa dovevo dire? Aspettavo in silenzio il verdetto.
Bozzetto numero 3.
Ecco la cruciale valutazione, il figurino più difficile da capire… E per giunta accompagnato da diverse schede di colore, con minuscoli quadrati, di tonalità infinitesimamente differenti di quello noto come colore “Beige” e che invece ora sembrava chiamarsi” cappuccino”, “Sahara” e “oro antico”.
Guardai i loro sorrisi aprirsi improvvisamente. “Un’ottimo lavoro Lisa, davvero un’ottimo lavoro.”Mi disse Armani guardandomi da sopra gli occhiali. Tirai un sospiro di sollievo…..è andata.
“Bene, Lisa non solo i tuoi disegni verranno inseriti nella mia prossima collezione, ma avrei piacere e presto lo dirò anche alla signora Morini, che curassi anche qualche altro bozzetto per la collezione primavera-estate!” mi disse Armani con un tono della voce rassicurante. Avevo fatto centro, avevo colpito il bersaglio, ora ero li seduta ad aspettare la coppa d’oro. Pensai a Carla, non vedevo l’ora di parlarle…di ringraziarla per le sue spronature a farcela. Sorrisi.
“Ancora una cosa Lisa, adesso che sei qui, mi farebbe tanto piacere questa sera averti alla mia festa di beneficenza che tengo ogni anno per raccogliere dei fondi.” Mi disse alzandosi dalla sedia. Riamasi seduta a pensare.. “La ringrazio ma, devo tornare a casa” gli dissi mordendomi le labbra. “Impegni improrogabili?” mi chiese “No nulla di tanto importante ma…” “Bè allora rimani, ti prego..ci tengo a presentarti agli ospiti, e poi non puoi perderti la musica di una band Australiana, sono davvero bravi”mi disse appoggiandomi la mano sulla spalla.
Australiana Australiana Australiana….
Avevo capito bene? di nuovo L’Australia. Non volevo restare, non volevo conoscere nessuno, e soprattutto non volevo sentire musica Australiana. Ma le mie labbra sembravano parlare da sole e la mia mente formulare discorsi lontani dalle mie volontà…
“D’accordo allora…”gli dissi sconcertata. Armani mi sorrise. “Che taglia di abito porti Lisa”mi chiese Armani improvvisamente. Non capivo…cosa centrava adesso… “Devo saperlo per omaggiari di un’abito per stasera” Non riuscivo a credere alle mie orecchie un abito da sera di Armani, tutto per me? Rimasi a guadarlo con le labbra asciutte di saliva. “Porto la 44!”gli dissi ingoiando con fatica. Guardai Armani fare un gesto con la mano ad Andrea….
Andrea annuì con la testa e sparì dietro un piccolo sgabuzzino, illuminato da delle strane luci rosa.
Ne venne fuori con un abito nero bellissimo… Il suo sorriso mi esplose in pieno viso. Lasciai scorrere i miei occhi sul tessuto… Splendido, era di seta nera completamente plissettata, trattenuto da cinturini in pelle a sottolineare seno, vita, e fianchi.
“Ti piace Lisa?” mi domandò Armani scrutando le mie sensazioni. “E’ davvero bello, io, io non so cosa dire..” “Non devi dire nulla, devi solo indossarlo questa sera..” “Hai con te qualche accessorio per completare l’opera?” mi chiese Armani. “Veramente no, ho solo scarpe da ginnastica…e non credo che gli farebbero onore”gli dissi accennando un sorriso. “Numero di scarpe?” “36” “Una piccola cenerentola…”mi disse Armani prendendo una scatola marrone. “Ecco qui adesso è perfetta” Un paio di dècolletè alte a punta, color corallo e con un simpatico motivo fiocco sul lato esterno. Le guardai lucciacare sotto la luce…. Guardai i regali con gli occhi che mi brillavano…dimenticai casa.
Uscimmo dalla stanza parlando… Andrea mi portò con la macchina al mio albergo. Durante il traggitto guardai Milano….
Passano veloci le auto..hanno luci che strisciano i muri. Continuano a cambiare insegne.. continuano a disorientare.
Andrea mi lasciò all’entrata dell’albergo, stasera alle nove sarebbe venuto a prendermi, puntuale. Gi sorrisi. Entrai in albergo, l’aria era vizziata, mi incamminai verso la reception.. “Un documento signorina” “Tirai fuori la mia carta d’identità sgualcita” Mentre l’uomo controllava le mie generalità, mi guardai un po’ attorno. La carta da parati era di un bel rosa antico, con delle strane stampe color panna in rilievo. Notai una ragazza distesa su uno dei due divani bianchi messi di fronte… I suoi capelli biondi erano raccolti in due treccine adolescenziali.. Giocava a creare cerchi di fumo con la bocca..era annoiata e e con uno strano sorriso sulle labbra. La sua tristezza mi mise di cattivo umore. Più in là due uomini scherzavano con due bottiglie di birra tra le mani, parlavano a voce alta… Spostai lo sguardo verso alcune chitarre, appoggiate ad una poltroncina…
“Signorina, stanza 64” mi disse l’uomo dietro al banco. Mi voltai a prendere la chiave, con i pensieri che si rincorrevano nella mente.. Presi l’ascensore, non avevo voglia di fare le scale..con me salirono i due uomini con uno strano abbigliamento trasandato…erano tutte e due in canottiera con un’identica scritta sopra. “Tofog” Mi domandai il significato…ridevano a crepapelle…dandosi grosse pacche sulla schiena. Ero stanca…tirai su lo sguardo verso il soffitto, dovevo scendere. “Fai passare la signorina animale”disse uno dei due. Accennai un sorriso… “Buona sera signorina…”mi dissero insieme, quando uscii dall’ascensore. Mi voltai a guardarli i loro sguardi lanciavano frasi di fuoco. Sorrisi ancora senza rispondere.
La stanza non era male…il rosa predominava su tutto. Il letto era carino, ma non troppo comodo, il cuscino era molto rigido. Pensai che questo albergo al di fuori della sua facciata elegante nascondesse sotto qualcosa di squallido e deprimente..mi sentii una viaggiatrice di alberghi..una che arriva e vuole solo dormire.. e non pensare. Domani sarei ripartita…adesso dovevo solo farmi una doccia e indossare il mio abito migliore..il mio regalo prezioso…e assumere un po’ di sorriso con sulle labbra un filo di rossetto assolutamente di marca. Sarebbe andato tutto bene…sarebbe passato tutto come una puntura indolore. Già fatto? Mi infilai sotto la doccia….l’acqua era tiepida…il bagnoschiuma sapeva di pesca. Sarei stata inebriante questa sera….l’idea non mi dispiaceva….Andrea sarebbe venuto a prendermi alle nove!! l’idea di passare con lui la serata mi eccitava..forse sarei riuscita a dimenticare il viso di Russell, almeno per qualche ora.
Il vestito mi stava a pennello….indossai le scarpe con il tacco molto alto. Cercai di non perdere l’equilibrio. “Dio mio, c’è la farò a reggermi in piedi?” mi domandai sorridendomi allo specchio. Non erano ancora le nove…accesi un po’ di radio, per distrarmi ed aspettare. All’improvviso delle voci fuori alla porta mi fecero sobbalzare sul letto… Mi alzai di scatto e andai vicino alla porta per sentire meglio… “Ma la smetti bastardo” “L’hai voluto tu…” un colpo violento tuonò nelle mie orecchie appoggiate alla porta. Qualcuno si stava menando…pensai velocemente con il cuore che batteva forte. Cosa dovevo fare? Aprire la porta e…no, no in questi casi è meglio non impicciarsi! Cercai di tornare a sedermi, ma altre voci mi arrivarono prepotenti. “Ti ho detto di smetterla Russell, Danielle pensaci tu” Avevo capito bene? Russell… Mi girai di scatto verso la porta…le gambe mi tremavano, le parole era bloccate sulle mie labbra. Mi avvicinai ad aprire… La ragazza del divano…pensai, aprendo la porta e vedendomela davanti. “Mi scusi signorina per il baccano, stiamo andando via”mi disse ridendo, mentre uno dei quattro uomini la stuzzicava facendogli il solletico. “Dave prendi quelle dannate chitarre..”disse uno dei due uomini usciti dalla stanza. Erano musicisti…pensai. Cercai con lo sguardo di capire chi di loro si chiamava Russell…i loro visi mi stavano davanti. Il trillo del mio cellulare richiamò improvvisamente la mia attenzione.. Rientrai in camera per rispondere…
“ Ciao Lisa…sei pronta?” mi disse Andrea con una voce molto elegante. “Ciao, si sono pronta..sto scendendo”gli risposi voltando lo sguardo verso la porta aperta. “Tutto a posto con l’abito? ti stà bene?” mi domandò curioso. “Ma certo, mi sta bene ed è bellissimo” “Russell andiamo…sbrigati” mi voltai di scatto a guardare… Ma la porta si era richiusa. “Ti aspetto fuori dall’albergo con la macchina” mi disse Andrea. “Ok…arrivo” gli risposi spengendo il cellulare e pricipitandomi fuori per riuscire a vedere chi era Russell…. Ma arrivai troppo tardi le porte scorrevoli dell’ascensore si erano richiuse velocemente… Presi la borsetta e incominciai a correre per le scale….persi tempo, troppo tempo! Nessuno, nella hall.. erano già usciti..feci in tempo a vederli partire su un pikup nero, con in vetri oscurati. Sospirai..ripensando quel nome…Dio mio non poteva essere lui..che ci faceva a Milano! Certo suonava in una band..ma no, scacciai dalla testa quel pensiero opprimente. Guardai quattro uomini seduti sul divano…
Sono uscita dalla stanza davvero molto irritata Mentre due di loro si interrogavano sulla mia presenza.. Lo sguardo di un uomo mi fagocitava Quello squallido albergo di certo non era una bella esperienza… VOLEVO ESSERE ALTROVE Volevo essere altrove Volevo essere altrove Volevo essere altrove
Andrea era nella sua jaguard grigio metallizzata il suo sorriso penetrava il finestrino. Lo guardai negli occhi, mentre mi avvicinavo alla macchina. “Sei splendida..”mi disse con un filo di voce. Gli sorrisi.
Andrea ingranò la marcia e partì.
Mi persi a guardarlo.. gli occhi, di un verde azzurro trasparente, le ciglia lunghe e arcuate da bambino, sarebbero potuti essere quelli di un angelo, invece si riempivono di ombre scure appena si fondevano coi capelli ricci, col viso spigoloso, col labbro tagliato da uno strano segno doloroso….L’aria di Milano era pesante…mi accorsi che faticavo a respirare, sentivo sulle spalle un peso terribile.. Russell, ripensai ancora una volta a quel nome. Il cuore mi batteva forte…l’incontro con tanta gente mi metteva ansia, cercare di sorridere per forza mi bloccava la spontanietà e la voglia di farlo davvero. Il silenzio si spandeva tra me e Andrea….
Mi dispiace non so parlare Così bene da intrattenere…
Voltai lo sguardo verso il finestrino aperto…il vento mi scompigliava i capelli. “E’ molto lontano il posto dove si svolge la festa?” domandai ad Andrea. “Perché me lo chiedi? non sono molto di compagnia vero Lisa?” mi disse voltando i suoi occhi chiari verso il mio viso. Gli sorrisi. “Se c’è qualcuna che non è di molta compagnia, quella sono proprio io”gli risposi smuovendo nervosamente le mani sulla borsetta. “ Le parole le trovo sempre molto supreflue, preferisco che siano i miei occhi a parlare per me”mi disse con uno sguardo malizioso. “Le parole….sono così poche, per descrivere tutti i sentimenti, tutte le sensazioni..” “Anche adesso, non saprei come farti capire che sono tremendamente nervosa e impacciata per la serata”gli dissi mordendomi il labbro inferiore. “Ti capisco, Lisa, ma devi rilassarti..pensa alla musica..” “Musica? ti riferisci alla band che suona stasera?”gli domandai curiosa. Sorrise. “Si, non sono male…non sei curiosa di sentirli suonare?” “Bè in tutta sincerità la musica country non mi fa impazzire. “Ti piaceranno è una band che non suona solo il country, ma che mischia molti generi musicali e poi il cantante è pieno di carisma..fa impazzire le donne” Lo guardai divertita. “Fa impazzire le donne? e tu che ne sai?” “Si mormora in giro,quando ha messo piede nella nostra azienda, le stiliste erano estasiate”mi disse alzando un sopracciglio. “Ma davvero…bè allora adesso un po’ di curiosità me l’hai fatta venire…”gli risposi ridendo. Rise.
Discoteca Rolling Stone di Milano.
Entrammo dentro la discoteca, il linoleum lucido rispecchiva i nostri piedi eleganti. I muri erano dipinti di nero.. Mi guardai attorno, mentre percorrevamo il lungo corridoio..che ci avrebbe portati al centro della festa. Sentii la voce sicura di Andrea avvolgermi i sensi. Sospirai. Ero emozionata, nervosa, inquieta…
“Lisa….sei uno splendore” mi disse Giorgio Armani venendomi incontro. Gli sorrisi. “Vieni.” Mi prese le mani. Ci incaminammo verso un cumulo di persone che parlavano rumorosamente. Mi voltai a guardare Andrea sorridermi. “Posso presentarvi una stilista davvero in gamba?” disse Armani rivolgendosi ad alcuni di loro. Ero tremendamente impacciata. “Oh…piacere, splendido vestito signorina…” mi disse una signora con un bizzarro schignon. “Lisa, molto piacere” cercai di allungare la mia mano che tremava furiosamente. “Lisa, ha curato alcuni bozzetti della mia nuova collezione!” “Bene, non vediamo l’ora di vedere gli abiti realizzati” Sorrisi a tutti…mentre continuavo a far dondolare nervosamente un orecchino, con il dito. “Andrea accompagna Lisa al buffett” gli disse Armani, indicandogli il luogo.. Ci avviammo verso il buffett, era in un angolo dell’immensa pista da ballo. Mi guardai un po’ attorno…il palco dove si sarebbe esibita la band, era piena di persone che sistemavano gli strumenti musicali… chitarre elettriche erano sparse un po’ ovunque. “Lisa…ti va un po’ di Bourbon?”mi domandò Andrea, prendendomi sotto braccio. Mi voltai verso di lui, con una sconnessione di pensieri e parole. “Si, perché no…” Sentii arrivarmi alle orecchie alcuni suoni distorti, forse la band stava provando dietro al palco.. Cercai di vedere qualcosa…ma alcune persone della sicurezza sostavano davanti alla porta. “Sei curiosa eh?” mi disse Andrea sorridendomi. “Perché?” “Non fai altro che guardarti intorno…ne vuoi conoscere qualcuno?” “Qualcuno? di chi?” “Della band, Lisa!” mi disse ridendo. “Magari più tardi..ma non è che ci tenga particolarmente..”gli dissi allungano una mano verso la bottiglia dell’acqua. “Devi conoscere il cantante, è un portento della natura, ha una carica addosso, un fuoco che brucia nei suoi occhi…mette i brividi…e te lo dice un uomo, figurati che effetto può fare su una donna.”mi disse strizzandomi un’occhio. “Tu non me la racconti giusta con questo cantante è già la seconda volta che me lo menzioni… Risi. “La mia è solo pura osservazione..nient’altro, credimi.”mi rispose dandomi un buffetto sulla guancia. “Bè,magari, dopo il concerto…” gli risposi ammiccando. Sorrise. Andrea mi versò del bourbon in un bicchiere di cristallo…le luci forti della discoteca giocavano sul vetro. Mandai giù il liquido tutto di un colpo. “Ehi, vacci piano…perché non ci mangi prima qulacosa..eviti di bruciarti lo stomaco”mi disse fissandomi negli occhi. “Prendi delle tartine al salmone..ma non far capire che ti piacciono particolarmente..” “Potrebbe essere la fine per te…” mi disse Andrea prendedomi pe una mano e dirigendomi verso il tavolo del buffett. “Che vuol dire, non devo far capire..cosa?” “Vedi, quando c’è tanta gente, bisogna giocare d’astuzia, fidati ho esperienza di buffett!” Lo guardai divertita e perplessa. “Prendine una, e mentre la mangi di; uhmmm niente di speciale..invece quelle con il pompelmo rosa, si che sono squisite!” “Non capisco” gli dissi, con uno strano sguardo. “Aspetta, è qui viene il bello, la signora o il signore che sentiranno le tue parole, si butteranno su quelle al pompelmo senza nessun’ombra di dubbio..lasciandoti quelle al salmone di cui tu ne sei ghiotta, che ne dici?” “Dimmi la verità tu la notte non dormi…?” “Perché?” “Perché solo una mente che non dorme può pensare certe cose…..” “Però dovrai riconoscere che facendo così la probabilità che tu riesca a mangiare più tartine al salmone si alza notevolmente” “Sei incredibile..ma che differenza fa, posso benissimo mangiarmi anche le altre, tu non lo sai ma alla gente piace variare!”gli dissi con un sorriso sornione. Ridemmo. All’improvviso, sentii qualcosa di fresco e appiccicoso spandersi sul vestito e incollarsi alla mia gamba. Abbassai gli occhi per vedere.. Succo di frutta. “Oddio, mi dispiace sono desolata, signorina mi scusi, io, io, non ho parole” Mi sentii dire da una voce flebile dietro le spalle. Mi voltai come in una scena a rallentatore… La ragazza dell’albergo, aveva i capelli sciolti sulle spalle ed era vestita in maniera bizzarra, una gonellina corta plissettata gli copriva appena le gambe magrissime. E indossava uno strano giubbottino con la scritta “Tofog”. Mi stava davanti con un’espressione del viso dispiaciuta, e con in mano un bicchiere con metà succo di frutta … “Signorina, mi dispiace tanto..sono una pasticciona”mi disse strofinando con le mani un fazzoletto sul mio vestito. La guardai muoversi..era così fragile. “Non fa niente, davvero, non preoccuparti..vado al bagno”le dissi cercando di fermare le sue mani. “E’ che sono molto emozionata questa sera..” mi disse cercando di sorridermi. “Succede”gli risposi sorridendogli per stemperare un po’ di imbarazzo. Andrea ci guardava divertito. “Il mio ragazzo stà per cantare è nella band che suona questa sera…sono davvero su di giri per lui..mi deve scusare avvolte l’emozione fa brutti scherzi”mi disse voltando in continuazione la testa verso il palco. “Non preoccuparti, ti capisco…ma suoni anche tu nella band?” le domandai curiosa. “Bè io sono in tournè con loro, ma canto solo una canzone con il mio ragazzo, facciamo un duetto”mi disse con un’immensa luce negli occhi. “Sei fortunata a cantare con lui è bello seguire chi ami..”le dissi sospirando. “Ehhh si il mio Russell è una persona speciale…lo seguirei ovunque..”mi disse guardandomi negli occhi.
La scena si ferma.
Il cuore manca un colpo.
Avevo capito bene? di nuovo quel nome….Russell. Avrei voluto tempestarla di domande…volevo sentire risposte diverse da quelle che in quel momento galleggiavano nella mia mente. Il nome, quel nome…. Fidanzato… Ero in equilibrio precario sulle mie domande.. La donna continuava a starmi davanti. Il suo sorriso era impossibile. I suoi occhi sfumavano nei miei atterriti. Non riuscivo a parlare…non volevo parlare, avevo paura.
“Lisa, ma ti senti bene?” mi disse improvvisamente Andrea scuotendomi per le spalle. Ritornai con la mente alle sue parole concrete. “Sto bene, sto bene, ho solo bisogno del bagno”gli dissi aggrappandomi al tavolo del buffett e incaminandomi verso i bagni della discoteca. “Signorina l’accompagno”mi disse la ragazza. No, non volevo. La guardai con uno strano taglio degli occhi. Mi seguii. “Certo che ho combinato un bel disatro eh?” mi disse aprendo il rubinetto per far scorrere l’acqua. “E’ solo un vestito”gli risposi, prendendo un fazzoletto di carta. “Comunque io mi chiamo Danielle” mi disse porgendomi la sua mano affusolata. Tirai su lo sguardo dal vestito e gli allungai la mia mano bagnata. “Lisa” Mi guardò per un istante… “Questo nome mi ha accompagnata per tutta l’estate” mi disse appoggiandosi con le braccia conserte al lavandino del bagno. La guardai perplessa, mentre cercavo di strusciare più forte il fazzoletto di carta bagnata sul vestito. “Hai conosciuto qualche ragazza con questo nome?” le domandai con un flebile sorriso sulle labbra. Lei scosse la testa. “No, ma il mio fidanzato si….ha conosciuto una ragazza a Maggio, l’ha incontra al matrimonio di un suo amico di Roma” mi disse sorridendomi. Improvvisamente sentii il sangue raggelarsi nelle mie vene….
La scena si ferma.
Io e lei una difronte all’altra… percepivo il suo sguardo interrogarmi continuamente… Maggio, matrimonio, Roma, Lisa, Russell….troppe cose combaciavano. Troppi pezzettini di puzzule che si incastravano perfettamente insieme…. Tra poco avrei completato il mio quadro.
Gli sorrisi stranamente.
Lei mi guardò ancora….come a cercare qualche segno nel mio viso che le dicesse che non ero io quella Lisa… “Comunque adesso Russell l’ha dimenticata…” mi disse come un esplosione. La testa mi girava furiosamente..il dolore cominciava a farsi sentire..non’ostante non fossi sicura di nulla … “Solo un’avventura ..Romana” mi disse ancora sorridendomi sprezzante.
Il mio cuore mancò un colpo, o forse due?
Aspettavo la bomba esplodermi in pieno cuore.
Non riuscivo a parlare, le parole erano frantumate e ammucchiate in un angolo della mia mente.
Tic, tac, Tic, tac….pochi secondi ancora.
“Presto diventerà una stella della musica, è bravissimo..e poi senti come suona bene il suo nome “Russell Crowe” mi disse improvvisamente, dopo alcuni minuti di apparente silenzio.
Ecco l’esplosione, è proprio come me l’aspettavo, violenta, precisa, inesorabile, devastante.
Il suo viso era pieno di luce….le sue parole cariche di entusiasmo ed energia.
La scena si ferma.
La luce rosa del bagno si spandeva come nebbia tra noi…. Guardai il suo viso disteso, e il mio contratto nello specchio…. L’aria era pesante, e intrisa di profumi mischiati tra di loro. Adesso ero certa del mio dolore.. Era lui, Russell Crowe…. Il cantante della band che suonava questa sera…mi setii il cuore sgonfiarsi come un palloncino e volare via dal mio petto. Non dovevo restare…non dovevo. Mi guardai l’abito ancora macchiato di succo di frutta, cercando di spostare la mia voglia di piangere all’interno della mia anima…volevo andarmene. Volevo disintegrarmi piano, piano e rendermi cenere… Coraggio Danielle adesso puoi soffiarmi via.
“Mi dispiace, per tutto Lisa, ma adesso devo lasciarti, il concerto sta per iniziare..”mi disse sfiorandomi la spalla. “Ok, d’accordo..in bocca al lupo..” gli risposi cercando di rimettere in sesto alcune semplici parole di circostanza. “Magari ci vediamo dopo il concerto, così ti faccio conoscere Russell” mi disse con una voce piena di entusiasmo. Non dissi nulla….il dolore mi attanagliava la gola. Mi sorrise. La guardai allontanarsi dal bagno e sparire dietro la porta… Cosa dovevo fare adesso… Dovevo cercare di tornarmene a casa…non volevo incontrare Russell..non volevo, non volevo.
Mi incamminai verso il palco…guardai Andrea seduto sul palchetto degli ospiti fammi dei strani gesti con la mano.. Cercai di andargli incontro, ma sentivo le gambe tremarmi… Avevo una paura di incontrare Russell.
Lo spettacolo inaspettato stava iniziando…
Sentivo la paura diluirsi e spandersi in ogni più piccolo posto della mia mente. E i crampi allo stomaco moltiplicarsi all’infinito.
“Stai bene Lisa?” mi domandò Andrea venendomi più vicino con il viso. Lo guardai avvicinarsi a me come in una scena a rallentatore… “Sto bene, solo un po’ stanca..forse il viaggio” gli risposi cercando di non cadere con le parole.
La scena si ferma.
La luce diminuì di intensità.. Vedevo il palco difronte hai miei occhi offuscato dal fumo di scena… Le piccole luci distese per terra soffiavano colori in alto.. Le chitarre brillavano inquietanti…avevo il cuore svuotato da ogni sensazione. Alcuni membri della band, presero possesso del palco… Le loro mani si smuovevano elettriche sugli strumenti musicali.. I loro visi erano contratti nei movimenti.
All’improvviso Russell. All’improvviso Russell. All’improvviso Russell. All’improvviso Russell.
La luce si alzò di un grado..il suo sorriso si diluiva tra la nebbia, creata dal fumo bianco. Lo guardai attentamente da metri di distanza, indossava un completo scuro, la giacca era a tre quarti e gli arrivava alle ginocchia, mi soffermai sulla camicetta azzurra, appena slacciata sul collo.. Mi morsi le labbra per alcuni secondi, fino a sentire il sapore ferroso e allo stesso tempo dolce del sangue. Sipario…la musica incominciò a suonare. Cercai di cancellare dalla mia mente l’archivio di immagini delle sue espressioni… Cercai di annientare i suoi giorni, passati con me. Un attimo, un piccolo frangente, e la sua voce che continuava a tormentarmi i sensi, i suoi occhi anche se lontani mi cercavano tra la gente.. Cercai di farmi piccola, piccola sulla seggiolina rossa dove ero seduta. Le mani appoggiate sul viso, come a nascondermi…le parole mute nella mia bocca. Andrea mi stava vicino, i suoi occhi erano illuminati da strane luci blu. Dovevo andarmene… Mi guardai in giro..alla ricerca di una via d’uscita, di un confuso passaggio. Ma era tutto così difficile…dovevo aspettare.
“Che ne dici Lisa?” mi domandò Andrea alla fine della penultima canzone. Lo guardai assente. “Non male..” gli risposi con un filo di voce. “Ehh, sei rimasta ipnotizata dal cantante dimmi la verità” mi disse con voce scherzosa. Mi voltai verso di lui con un fragile sorriso. “E’ bravo..” gli risposi con la mente che correva cercando l’uscita. “Ti vedo strana Lisa, cosa c’è?” mi disse, prendendomi una mano. “Non c’è niente, te lo ripeto sono solo un po’ stanca, questa mattina mi sono alzata presto.”gli risposi con una consistente alterazione del viso. Andrea mi guardò confuso…le sue mani stringevano le mie. Gli sorrisi, per nascondere il mio tremore interno. “Adesso c’è l’ultima canzone, un duetto con la fidanzata..quella Danielle che ti ha rovesciato il succo sul vestito”Mi disse sorridendomi. “Bene, spero che con la voce sia più ferma che con le mani..” gli risposi sospirando. Andrea rise.
La scena si ferma.
Di nuovo il calare della luce… Guardai Danielle seduta dietro ad una piccola pianola..il suoi occhi scintillavano come cristalli al sole..il suo sorriso era rivolto verso Russell. Sentii una morsa al cuore…il dolore mi toglieva il respiro. Iniziarono a cantare insieme…la voce flebile e delicata di Danielle si intrecciava a quella forte e profonda di Russell….le loro emozioni ramificavano sulla mia sofferenza. Cercai di sorridere al dolore.. Mi soffermai sulle loro parole, cercai di capire…ma la testa mi girava furiosamente e il coraggio di andarmene in maniera furtiva mi assaliva piano, piano rendendomi vigliacca. Ero tremendamente in salita sulle loro epressioni, e mi accorsi improvvisamente che stavo rotolando all’indietro… Andrea era assorto nella musica… La gente si stendeva davanti hai miei occhi come un tappetto colorato…. Tirai su lo sguardo e vidi Danielle, andare verso Russell e stringerlo forte alla vita. Un colpo duro e diretto verso il mio stomaco. La canzone finì, rivelando un silenzio sospetto. La luce tornò forte e prepotente sul mio viso, addormentato nel buio.
“Vieni dai, ti faccio conoscere il cantante”mi disse Andrea prendendomi per una mano e mettendosi in piedi. Rimasi senza un briciolo di coraggio..difronte a quelle parole. “Dai, Lisa! Non vorrai perderti questa occasione” mi disse ancora cercando di tracinarmi via dalla sedia. Mi misi in piedi, non riuscivo a muovere le gambe …mi sentivo scordinata nei movimenti. La testa era completamente ovattata dalla paura. Scendemmo dal palchetto, andando incontro alla gente… Guardai le tante espressioni dei visi incrociare il mio unico ed atterrito sguardo. Sentivo le labbra assottigliate e le parole plasmate e confuse prendere vita nella mia testa. I visi di Russell e Danielle mi erano sempre più vicini… Il colore delle loro iridi mutava ad ogni mio passo incerto. Sentivo il tessuto dell’anima diventare molle…. …..Luce…rossa, blu, verde, gialla…i colori si mescolavano tra di loro come le mie sensazioni. Avrei voluto sdraiarmi sotto una piccola ombra, in un angolo. Al riparo da questo incontro che mi riempiva la pelle di tanti piccoli tagli.
“Ciao Russell, posso presentarti una mia amica?” Le parole di Andrea esplosero nella mia testa… Russell, prese Danielle per mano e si voltò lentamente verso la voce di Andrea.
La scena si ferma.
Adesso eravamo tutte e quattro vicini… Russell incrociò il mio viso illuminato da sorrisi tesi e simultanei. Il suo sguardo scorreva liscio sulla mia pelle. Sentii il disagio passeggiarmi all’interno del corpo. Tremavo come una foglia sotto i colpi di un immaginario vento. Nessuna parola… Danielle mi guardava con un espressione di bambina contenta. Era tutto così tremendamente reale e assurdo. Cercai di contare i battiti del mio cuore, socchiusi gli occhi per non crollare. Piccoli brividi si spandevano sulla mia pelle, disegnando nuove paure. Il filo di perle delle mie sicurezze si stava per speazzare… Guardare Russell negli occhi mi sembrava un operazione delicata. Il suo respiro affannato girava dalla parte sbagliata della mia mente… Ero instabile al suo sguardo azzurro, ancora un altro istante e le mie perle sarebbero cadute a terra… Rumore..assordante, una dietro l’altra come un rosario in ordine di preghiere. Le mie parole rotolavano insieme alle perle bianche, cadevano a terra schizzando sul pavimento. Guardai le mani di Russell, sfiorare la pelle di Danielle… Cercai di raccogliere le perle da terra come fossero gocce di pioggia.. Ma erano tutte accanto ai mie piedi immersi dentro ad un paio di scarpe che mi avrebbero portato lontano da questa situazione penosa.
“Ciao, Russell” mi disse porgendomi la mano ben ferma. Lo guardai sbriciolando parole… “Piacere, Lisa” gli risposi cercando di perfezionare il mio finto sorriso.
“Sono tanto contenta che tu sia venuta a conoscere Russell…che ne pensi della sua voce, non è bravo?” mi chiese Danielle, con una voce piena di gioia. “E’ fantastico, ma anche tu, davvero molto bravi, tutti” le risposi, in maniera disordinata. Ingoiai a fatica. Danielle, si voltò verso Russell e lo abbracciò forte. Sentii nel cuore un duplice boato…come una raffica di mitragliatrice che metteva fine hai suoi battiti. “Sai Russell, stasera prima di cantare ho rovesciato del succo sul vestito di Lisa.. “gli disse Danielle cercando di sorridermi. Parlava come una bambina… Russell la guardò con uno sguardo obliquo, e fece una strana smorfia con la bocca. Sorrisi. “Spero che no te la sarei presa Lisa” mi disse Danielle, avvicinandosi a me. “Ti ripeto è solo un vestito, solo stoffa..andrà via” le risposi con una strana espressione del viso. Perché era così importante per lei scusarsi all’infinito…perché? Russell continuava a guardarmi serio. Andrea mi teneva vicino a lui con una forte abbraccio. Gli occhi di Russell mi interrogavano sulla sua presenza. Le parole mi si spaccavano sulle labbra… Avrei voluto che un alito di vento improvviso mi avesse portato via..lontano. Volevo andarmene a piangere… Non si trattengono le lacrime… Non si trattengono le lacrime… Non si trattengono le lacrime… Non si trattengono le lacrime…
“E’ stato un piacere conoscervi ma devo andare..” dissi all’improvviso, voltandomi verso Andrea come a trovare un suo consenso. “Ti accompagno Lisa” mi disse Andrea con voce calda. Allungai la mano da prima verso quella di Danielle e poi verso quella di Russell. Danielle mi salutò calorosamente abbracciandomi forte. Russell rimase impassibile e mi strinse solo la mano. Il suo sguardo era serio…il suo sorriso era ghiaccio. Avrei voluto scioglierlo…
Guardai ancora una volta Russell…nel cielo azzurro dei suoi occhi…Avrei voluto avere indosso un vestito completamente bianco, per assorbire il suo colore. Sentii Andrea prendermi per la mano. Ci incamminammo verso l’uscita, dondolano nei vestiti. Non ti voltare Lisa. Non farlo. Respira a fondo, comprimi l’aria nei polmoni e resta così in apnea di pensieri e di parole. Prima di andare via salutai Giorgio Armani, il suo sorriso messo bene in evidenza mi pesava terribilmente. Io ero in completa assenza del mio. Sembra impossibile che si possa rimanere senza sorrisi…. Mi allungò la sua mano abbronzata ed io lo ringraziai per la serata. Anche se ne avrei voluto fare volentieri a meno.
Uscimmo dalla discoteca accompagnati dal rumore di voci che si accavallavano tra loro, rumore di risate, di gesti, e di pensieri disperati, di gioia forzata.
Non ti voltare Lisa. Non ti voltare Lisa. Non ti voltare Lisa. Non ti voltare Lisa….
Guardai Andrea guidare. Le sue mani erano come dipinte di strani colori… Il suo silenzio mi solleva l’anima..non avevo voglia di parlare.
“Lisa, ma ti senti bene?” mi domandò improvvisamente con voce profonda. Mi voltai verso il suo viso, ancora con lo sguardo perso nel vuoto. “Sto bene Andrea” Inclinò la testa verso il finestrino e buttò fuori un sospiro. “E’ tutta la sera che mi dici che stai bene” Lo guardai in preda ad un forte senso di angoscia. “Sto bene, davvero …”gli risposi cercando di respirare piano, per non fare rumore. “Cos’è per te, bene”mi disse schiarendosi la voce. “Che vuoi dire?” “Che se stai bene…non lo dai a vedere” “Ti sbagli, sono contenta per la serata, per il lavoro..sono solo stanca te lo ripeto” “Ho l’impressione che tu mi risponda controvoglia” “Sono stanca Andrea, ed è molto tardi, ho solo voglia di spengermi nel sonno” “Ecco, lo vedi? un altra delle tue risposte di cortesia” Sospirai. Avrei voluto che i suoi occhi si spostassero dai miei, così chiari e indagatori. La luce flebile dei lampioni che filtrava all’interno della macchina, metteva in risalto la sua profonda cicatrice sul labbro. Il suo sorriso era racchiuso nel silenzio.
Scesi dalla macchina, abbassandomi verso il il finestrino socchiuso.. “A che ora hai il treno domattina?” mi domandò Andrea scrutandomi. “Verso le 09.00!” gli risposi passandomi una mano tra i capelli. “Ti passo a prendere e ti accompagno in stazione” “Non è necessario Andrea, avrai tante cose da fare domani, non voglio farti perdere del tempo” “Perché sei così?” “Così come?” “Così sempre sulla difensiva, guarda che non mordo..”mi disse abbozzando un sorriso. “E che non voglio che ti disturbi, sei stato tanto gentile con me..” “Ho capito, il tempo delle gentilezze è finito..e Andrea si toglie dalle palle!” mi disse, mettendo in moto la macchina. “Ti prego, non fraintendermi..ho solo bisogno di partire da sola..” Sorrise. “Partire è un po’ morire?” mi disse alzando gli occhi dal volante. Lasciai scivolare la mano all’interno della macchina, appoggiandomi con il braccio sul finestrino. “Un giorno ti spiegherò..”gli dissi, con un sorriso sospeso tra le mie parole.
La scena si ferma.
Ritirai la mano dal finestrino e guardai Andrea scendere dalla macchina. Il suo viso era vicino al mio. Avevo la testa piena di mosaici, con il viso di Russell. Sentii Andrea prendermi le mani, e avvicinarsi a me. Cercai di parlare, ma il suo bacio improvviso mi contrinse al silenzio. Caldo e voluttuoso…le sue labbra si perdevano tra le mie, il suo respiro era calmo e gentile. Rimasi lontana con i ricordi, mentre alcuni piccoli brividii tracciavano una mappa di strane sensazioni sulla mia pelle. Mi allontanai da Andrea, cercando risposte per quel bacio. I suoi occhi erano vivi e privi di imbarazzo.. Uscimmo con i visi dalla zona di luce, le mani di Andrea scorrevano con fatica sopra il suo vestito scuro. Ogni più piccola variazione del suo respiro, deviava il percorso delle mie parole. “Sarà meglio che io salga in albergo” gli dissi con un soffio di voce. “Non volevo metterti in inbarazzo Lisa…ho seguito il mio istinto” Lo guardai avvicinarsi a me. Il suo profumo muschiato mi avvolgeva i sensi, cercai disperatamente di trovare parole. “Ti ho tanto sconvolto Lisa?” mi disse, tirandomi su il viso con una mano. Rimasi ferma al contatto della sua pelle calda… “Non posso rimanere qui…ti prego lasciami andare via” gli dissi respirando con fatica. “Aspetta Lisa…”mi prese per una mano. “Spero che questo bacio non rovini il nostro rapporto di lavoro..” “Il tuo bacio è la prima cosa dolce che ho assaggiato questa sera..”
Attimi sospesi nel silenzio.
Andrea rimase a guardami… “Non partire domani..”mi disse improvvisamente squarciando il silenzio. “Non posso restare….non sarebbe giusto, devo smaltire alcuni ricordi…”gli dissi, sfiorandogli le labbra socchiuse con un dito. “ Quando sarai più leggera da questi ricordi..chiamami” mi disse mettendomi nella mano un bigliettino con il suo numero di telefono” Gli sorrisi. “Buonanotte Andrea..” “Notte, Lisa” Entrai nell’albergo, e mi voltai a guardare il suo viso dal vetro rosato. Cosa stai facendo Lisa… Quel bacio… Ti ha sconvolto così tanto? La tua reazione è spropositata….
Persi la chiave e mi incamminai lungo le scale. La stanza, mi sembrò improvvisamente enorme e sconfinata, gli occhi mi bruciavano per le lacrime, da troppo tempo accumulate. Riuscii a percepire ancora il bacio di Andrea, affondarmi tra le labbra. Cosa avevo provato? Piacere? Sorpresa? Eppure lo avevo assecondato quel bacio, avevo aperto anch’io le mie labbra, per bere. Forse non avrei dovuto lasciarmi andare…Russell, il suo viso era ancora limpido nei miei occhi. E Danielle una nuova spina di rosa, piantata come un cuneo all’interno del mio cuore. Il solo pensiero che Russell, la stringesse tra le braccia, mi faceva mancare i sensi. Andrea Russell Andrea Russell I loro nomi si sovrapponevano continuamente….
Spensi la luce e mi ricordai improvvisamente che Russell, Danielle e il resto della band, pernottavano anche loro nel mio stesso albergo.
Il mio cuore mancò alcuni battiti….
Cercai di buttare giù qualche idea su una improbabile via di fuga per domattina. Non volevo incontrarli… Volevo partire da sola, senza nessun viso vicino, senza nessuna voce nelle orecchie, senza nessuna parola sulle labbra, sola con me stessa ad ascoltare il rumore del treno sulle rotaie, così tremendamente chiassoso e reale. Mi lasciai andare nel sonno con fatica…e prima di chiudere gli occhi, guardai la luna e alcune stelle, raccolte in un angolo del cielo… Sospesi la mente ad ogni pensiero trabboccante di dolore…e mi addormentai, immersa nelle lenzuola di oro inazzurrato.
Le 08.00…
Aprii lentamente gli occhi verso un flebile spiraglio di luce, che filtrava debole dalla fessura della finestra. Mi guardai un po attorno, prima di buttarmi fuori dal letto.. I pensieri pesavano come sassi nella mia testa, cercai di ingoiare aria… Il rumore della ventola del riscaldamento si fondeva, con il lamento continuo di un aspirapolvere lungo l’ingresso dell’albergo. Ruotai gli occhi verso la porta…alcuni passi bussavano, alla mia mente ancora assonnata.
Lo squillo del telefono…
Tirai su la cornetta, con la mano priva di forze..
La sveglia.
Puntuale a ricordarmi che le ore a mia disposizione, avevano già iniziato a diminuire. Mi alzai dal letto disteso..e guardai il mio viso schizzato di trucco… Il mascara sulle ciglia, aveva disegnato un striscia nera sotto gli occhi…contornandoli, come la notte intorno alle stelle. Il rossetto sbavato sulle labbra segnava indelebile il bacio di Andrea… La mia immagine si rompeva sullo specchio… Guardai le filature, spandersi in giochi di luce. Tra poche ore sarei ripartita… Aprì lentamente la doccia e svanii dentro una fitta nuvola di vapore. Sentii i pensieri diluirsi con l’acqua che scendeva, e il dolore scivolare idrosolubile sulla mia pelle. Cercai nella mente, nuovi titoli per proseguire il tema dei miei giorni.
Mi vestii velocemente, con strani movimenti del corpo, il colore azzurro del maglioncino di Russell, sembrava sbiadito ai miei occhi. Guardai l’orologio, dimenticato al mio polso…
Non avevo più tempo a disposizione.
Presi la valigia e uscii dalla stanza.. Mi voltai di scatto, Russell.
“Lisa..”
La sua voce prepotente, mi fece rabbrividire. “Ma stai già partendo?” mi disse, chudendo la porta della sua camera e avvicinandosi a me e interpretando con le sue mani, la mia paura di rispondergli. Inghiottii a vuoto. “Si, ho il treno tra un ora..” gli dissi con lo sguardo fermo, sul suo viso.
“Sei qui per lavoro?” mi domandò,, inclinando le parole. “Si, una trasferta….sai i miei disegni..collezioni..” gli risposi lasciando la frase aperta. Il suo sguardo si muoveva continuamente… “Si ricordo” mi rispose abbozzando un sorriso. “Lisa, devo parlarti” mi disse improvvisamente afferrandomi il braccio. “Devo andare Russell…”gli risposi muovendomi dal suo sguardo. “Lisa, ti prego dammi un po’ di tempo per spiegarti” “ Non ho più tempo” gli dissi, cercando di allontanarmi dalla sua vicinanza.
Eravamo tutte e due in piedi accanto ad una delle tante finestre che scorrevano lungo il corridoio dell’albergo.. Il suo viso era per metà in luce e per metà in ombra.
“Lisa, te lo chiedo per favore, ascoltami” Sospirai forte. Appoggiai la valiggia per terra e lo guardai intensamente negli occhi. Tremavo come una foglia. “Ho solo pochi minuti….”gli dissi breve.
Seduti su una panchina vicino all’Hotel.
Lo guardai stringere la mano all’interno del suo giubbotto di pelle. Le sue labbra erano serrate e dolenti. Percepivo la sua voglia di parlarmi, ma l’imbarazzo gli chiudeva la gola e lo rendeva immobile.
Abbassai lo sguardo verso l’orologio… Mancava meno di un’ora alla mia partenza.
“Lisa, non so da dove incominciare…”mi disse ingoiando leggermente. “Provaci..” “Mi dispiace..di non essermi più fatto sentire..” “Capisco la tua rabbia nei miei confronti..” “Non è rabbia, Russell….è solo dispiacere…”gli risposi, toccandomi le ginocchia. “…ho pensato che era giusto che ti lasciassi un modo per non pensarmi più..” “E da quando, decidi anche per me?” “Non ho deciso per te…..” “Ho semplicemente ritenuto che fosse meglio non vederci più.. “Perché sei qui a dirmi tutte queste cose…” gli dissi con la mente confusa. “Perché non me lo hai detto, prima di partire..” “Perché, non volevo ferirti…” “Lo hai fatto lo stesso” “Mi dispiace…mi rendo conto che,non sono coerente con i miei sentimenti..” “Hai bisogno di crescere…” gli dissi alzandomi di scatto dalla panchina “Lisa…” “Devo andare Russell..” “No, aspetta” mi disse afferrandomi forte per un braccio. Rimasi atterrita. “Sono cambiato..adesso, dico, sono cambiato..o almeno ci provo!” “Non c’è più tempo per le parole..” “E poi adesso c’è Danielle al tuo fianco..” “Vorrei spiegarti anche questo…” “Cosa c’è da spiegare..è evidente” “Non è come tu pensi” “No, Russell? e come la penso io, avanti dimmelo..” “Lo so ci hai visti insieme…ma le cose tra di noi non stanno così…” “Dammi modo di parlarti…” mi disse avvicinandosi a me.
La scena si ferma.
Eravamo tutte e due vicini.. Mi persi nei suoi occhi trapuntati di luce..così piccoli e incapaci di contenerla. Sentii le mie lacrime scendere lente sul suo viso, appoggiato al mio. Uniti, da una tempesta di emozioni…da un fluido di parole non dette.. Volevo parlare..ancora. Ma non ne avevo la forza..i miei pensieri sbattevano come pugni sul suo torace possente.
Non mi preoccupai più del tempo che passava…adesso avevo tutto il tempo del mondo.
“Lasciami andare” gli dissi tirando indietro la testa..mentre lo sentivo stringermi forte a se. “Lisa, ti amo, dammi il tempo di dimostrartelo” “No” gli risposi ansimando di dolore. “Ti prego, possiamo ricominciare” “Lasciami…” gli dissi cercando di divincolarmi dalle le sue mani, che mi stringevano i vestiti.
Un bacio…ossessivo, prepotente ci congiunse. Sentivo la sua lingua, esplorare e indugiare sulle mie ultime resistenze. Lo guardai stordita, incapace di parlare. La sua voce calma e e profonda scandiva il ritmo del mio cuore. Rotolammo, tra le braccia.
Stazione di Milano Centrale.
Il treno era partito.. Perfetto orario. Sospirai. Mi ero staccata da Russell, con tutta la forza che avevo. Adesso, lui era lontano… Pensai a casa…il cuore mi faceva male..percepivo il mio respiro diminuire di intensità, dopo la lunga e faticosa corsa per arrivare alla stazione. Guardai il paesaggio scorrermi negli occhi velati di lacrime… Non piangere Lisa…non piangere.
Stazione Termini.
Scesi dal treno, con una completa assenza di forze nelle mie gambe… Guardai la gente camminarmi di fronte… Chiamai un taxi…mi avrebbe riportata a casa, senza dover incrociare altri visi.
Casa.
“Lisa?” “Ci sono Laura” le risposi entrando e posando con mani stanche la valigia per terra.
Laura mi venne incontro….
“Ehy, finalmente…” mi disse con un sorrisetto, stampato sulle labbra. “Ho fatto tardi, hai ragione, sono scesa alla stazione di Bologna, avevo bisogno di fermarmi per pensare…ho iniziato a camminare e non mi sono resa conto del tempo che scorreva..sono riuscita a prendere il primo treno che andava a Napoli” le dissi con minuziosa precisione. “Ti perdono, ti perdono..dai racconta” “Come è andata?” “Cosa?” “Che vuol dire cosa?! Ti faccio una domanda e mi rispondi con un’altra domanda?” “Scusami, tutto bene..” “Tutto bene..” “Non puoi sforzarti di più? è un po’ pochino come reso conto di due giorni a Milano!” “Il cielo era grigio…” “Oh! Bè…adesso è prefetto..non aggiungere altro, potrei rovinarmi l’immagine che mi hai appena dato di Milano” Laura sospirò, rumorosamente. “Che c’è?” “Cosa?” “Lisa? Pronto? Ci sei?…pianeta terra, chiama pianeta extraterrestre..rispondete!”mi disse Laura venendomi più vicino.. “Sono stanca Laura.. ti dispiace se rimandiamo a domani il racconto?”le dissi prendendo alcuni indumenti dalla valiggia aperta. “Come vuoi…” “Ti faccio un tè?” “No..grazie! ho solo bisogno di una doccia e di dormire..” Laura inclinò la sua testa vicino al mio viso. “D’accordo..notte!”mi disse dandomi un sonoro bacio sulla guancia.
Le sorrisi.
La notte era scesa su di me con il suo manto nero…. La sentivo avvolgersi intorno al mio corpo disteso…e drappeggiarmi il cuore. Guardai la luna assente. Alcune nuvole la nascondevano..ma la sua luce bianca, riusciva lo stesso a fare capolino. Ripensai a Russell… E poi al bacio di Andrea. Due momenti così lontani tra di loro.. Rielaborai ancora una volta le parole di Russell… Era così estremamente importante per lui…farmi capire. Ma la presenza di Danielle al suo fianco era molto più plausibile, di tante e tante spiegazioni.
Quante volte ho sentito il desiderio di conoscere di più, di quanto potessi vedere ad occhio nudo. E credo di essermi sentita spesso un dettaglio, minuscolo In un disegno più perfetto… E credo di aver desiderato spesso di… Perché non sapevo. Ma la via lattea in fondo che cos’è?
Paragonata al senso di stelle che ho dentro. Paragonata al senso di stelle che ho dentro. Paragonata al senso di stelle che ho dentro. Paragonata al senso di stelle che ho dentro. Paragonata al senso di stelle che ho dentro.
Venere è ancora in cima ai miei pensieri Gravità di gioia…
Sollevami. Sollevami. Sollevami. Sollevami.[1]
Il sole stava piano, piano facendo la sua entrata, nella scena dei miei sogni…. Aprì lentamente gli occhi alla luce. Un altra mattina da affrontare. Girai gli occhi verso i miei vestiti distesi sulla poltroncina, accanto al letto. Sentii il profumo del caffè, spandersi nel mio risveglio.
“Buongiorno”mi disse Laura sottovoce, entrando silenziosa nella mia camera, in penombra. “Buongiorno” le risposi, tirandomi su dal letto. “Ho pensato che una tazza di caffè, ti avrebbe fatto piacere..” Sbadigliai. “Grazie Laura, effettivamente, è proprio quello di cui ho bisogno” le dissi passandomi la tazza bollente tra le mani. Tirai su gli occhi dal caffe nero, e guardai Laura fissarmi, in attesa delle mie parole.. “A cosa stai pensando?” le domandai, buttando giù un sorso. “A nulla, ti vedo strana…vuoi parlarne?” mi disse, sospirando. “Ho incontrato Russell a Milano…” le risposi, ingoiando velocemente un sorso di caffè. Laura rimase in silenzio, per alcuni secondi. “Incontro con dolore….immagino” “Ha una fidanzata” le dissi fissando la tazza tra le mani. Laura fece ancora una pausa di silenzio… Respirai forte, davanti hai suoi occhi che lanciavano parole di domande. “Lisa non voglio forzarti, capisco se non ne vuoi parlare” mi disse improvvisamente. “Potrei parlartene all’infinito invece…” Laura sorrise insicura delle sue emozioni. “Ho davvero creduto di morire quando l’ho visto!” “Averlo vicino con lo sguardo e lontano con il cuore mi faceva sentire male..” “Mi dispiace Lisa, non è giusto quello, che ti sta capitando” “Non sono immune alla sofferenza, sono come tante altre persone…” Laura abbassò lo sguardo. “Devo farmene una ragione…”le dissi cercando di dissolvere, pensieri. “Ti ha parlato?” “Si tante parole…ma ne ricordo solo una…ASCOLTAMI” “Non faceva altro che dirmi ascoltami, lascia che io ti spieghi, non è come pensi tu” le dissi stringendo tra le mani i lembi del lenzuolo di lino bianco. “ E poi c’era questa donna vicino a lui, e lo stringeva forte…quasi a non farlo respirare” Sospirai. “Ti stai ulteriomente facendo del male così, se hai deciso di fartene una ragione, chiudi il tuo cuore davanti al suo nome”mi disse Laura accarezzandomi una mano. La guardai fissa negli occhi. “Hai ragione…devo girare pagina, devo continuare a vivere.” “Ma non riesco a vivere senza lui accanto..ho paura Laura…l’ho perso per sempre.” Le dissi lasciando scorrere le lacrime sul viso. Laura mi abbracciò forte. Non c’erano più parole da dire…ed anche i pensieri erano superflui. Lasciai nascosto il mio pensiero su Andrea..e del bacio. Sentivo solo l’abbraccio di Laura..e il suo respiro che mi tranquillizzava.
La mattina era iniziata… Mi feci una doccia veloce..cercando di non pensare a nulla, mi abbandonai al rumore continuo dell’acqua, sulla mia pelle. Salutai Laura e il suo sorriso consolatore. Montai in macchina. Ufficio…dovevo pensare a creare…. Ma, dov’era la mia mente? Me ne sarebbe bastata, anche solo una minima parte… Un pezzettino.
Ferma ad un semaforo.
Mi accarezzai il viso con una mano… Ferma ad un semaforo. Il colore rosso del piccolo vetro, fermava i miei pensieri, pronti a scattare al via. Pensai, tante cose… Tutte messe insieme, in una domanda. Ma ero assolutamente arida di risposte… E faticavo a guardare l’azzurro del cielo… Avrei dovuto staccare il piede dal freno.. Ma Rimasi ferma, come il semaforo che avevo davanti. Ferma a vedermi, non parlare… A non sentirmi respirare. Ferma e muta…a guardare le macchine che mi superavano una ed una. Ed ho sentito solo il suono dei clacson… Che mi parlavano tutti insieme… Senza, scandire le parole, senza sapere il loro significato. Abbandonata, ad un semaforo…
“Buongiorno a tutte” dissi, entrando nello studio. Paola si voltò di scatto, e mi guardò con occhi assenti. La guardai a mia volta… “Ciao Lisa”mi disse Michela, scarabbocchiando, con una penna sul foglio. Le sorrisi. “Bè come è andata la tua trasferta a Milano”mi disse Michela curiosa. Cercai di eclissare il discorso…ma non era facile mentire. “Tutto bene…i bozzetti sono piaciuti” le dissi breve. “Tutto qui?” “Non ho fatto, nulla di interessante a Milano..” “Qualcuno ci ha detto che sei stata, alla festa di benificenza di Armani” Guardai Michela, con occhi sgranati. “C’è una spia…” “Niente spia, Il capo stilisti di Armani, ha telefonato a Carla, per i bozzetti, e glielo ho detto!” “Andrea…” esclamai. “Ah, ecco la spia…” Ridemmo. “Paola, ma vuoi parlare, questa mattina?” Mi voltai verso Paola, che continuava a rimanere in silenzio. “Va tutto bene ragazze, ho solo bisogno di una pausa…” “Tu lavori troppo…” “Ehhhh, tenere la matita in mano stanca, terribilemente” Paola si voltò verso Michela, e la fulminò con lo sguardo. “Aspettavo la tua battuta”le disse Paola, corrucciando la fronte.
La giornata lavorativa, era passata indolore. Ritornai a casa, con il cuore appeso al collo, come una collanina.
Casa!!
Entrai silenziosa…Laura era appena uscita! Sfiorai con le mani, alcuni suoi appunti lasciati disordinatamente sul tavolo della cucina. Guardai Tecla, giocare con la sua coda arricciata. Tutto normale al mio rietro. O almeno in apparenza! Scostai le tendine dalla finestra… Giardino! Erba su erba…difronte hai miei occhi. Completamente circondata da un paesaggio assolutamente reale. Non potevo sfuggire…
Le lancette dell’orologio appeso al muro contavano i minuti.
Mi sdraiai sul divano, lasciando ciondolare, le gambe di fuori.. Priva di forze…il dolore stanca, pensai. Cercai di non parlare…ma era facile. Nessuno era lì ad ascoltarmi. Fissai, con la testa obliqua, uno dei tanti quadri, stesi sul muro.
“L’arlecchino sul baule…”[2]
Un malandato riflettore, sputa flebile luce sull’arlecchino piegato su se stesso… E’ abbandonato su un misero baule..invecchiato dal tempo e sapiente di tanti viaggi per il mondo. I colori del suo costume sono sbiaditi…ed ogni piega, nasconde vecchi gesti che furono giovani. La testa piegata sul bacino… e il viso nascosto a regalare l’ultimo, soffocato sorriso, al buio del suo corpo. Piange l’arlecchino, ma i suoi occhi sono sprofondati tra i capelli neri… E le lacrime cadono, ma solo sulla superfice dei suoi ricordi. Il rumore è silenzioso…pensa all’ombra dell’ultimo applauso. Una mano cade, lungo il suo corpo rannicchiato… E lascia scivolare, una maschera un tempo felice. E’ finalmente libero, l’arlecchino… L’uomo che è in lui, si allontana verso una cascata di luce.. Ha finito la sua recita l’arlecchino… E il suo corpo di artista, cade esausto, sommerso di risate. [3]
Mi addormentai…piano, piano scolorendo pensieri.
Il risveglio.
Erano passati ormai due anni da l’ultima volta che avevo incontrato Russell. Il tempo mi era scivolato in fretta, sulla pelle… Avevo, improvvisamente cambiato molte cose nella mia vita, il lavoro, una nuova casa. Tante novità, di cui una abbastanza importante, almeno credo. Andrea. Ritrovai il suo biglietto con il numero del telefono…in una tasca dei pantaloni. Abbiamo incominciato a vederci piano, piano… Quasi per gioco… E poi l’amore… L’amore… Se il bene si misura, in quanti treni ho preso per andare da lui a Milano. Credo che allora sia amore… Ma ne ho anche persi… E forse, adesso che ci penso bene, ho passato anche molto tempo, ferma alla stazione, con le gambe bloccate, per non partire e pensando a nuove scuse da dirgli. Russell lui è sempre maledettamente, presente nei miei giorni. E mi assorbe come una spugna… La sua assenza non mi fa vivere. E mi rendo conto, che sto mentendo ad Andrea. Ma non riesco a trovare parole…per spiegargli. Sono nascoste molto bene.
“Lisa che ne dici se questo week and cè ne andiamo a Firenze?” mi disse Andrea alzandosi dalla poltrona, su cui era sprofondato. Ruotai gli occhi verso il suo viso, mentre continuavo a piegare i panni da stirare. “Avrei del lavoro da brigare questo fine settimana…” Andrea sbuffò rumorosamente. “Anch’io avrei da fare…ma sono settimane che non ci vediamo Lisa”mi disse con voce ferma. Sospirai. “Lo sai com’è il mio lavoro..ho delle illustrazioni da fare..e non posso permettermi di rallentare”gli dissi aprendo un mobiletto. “Ho un lavoro che mi prende anch’io, ma cerco di trovare il modo di stare con te” “Tu invece non ti sforzi mai..” “E’ solo un momento difficile..passerà” gli dissi con voce supplichevole e andandogli vicino. Andrea mi guardò di traverso. “Non è obbligatorio che stiamo insieme” mi disse scostando la mia mano tra i suoi capelli neri. Lo guardai a disagio. “Cosa c’entra adesso questo?” gli domandai smuovendo nervosamente le mani sui pantaloni. “Che non devi stare con me per forza” “Non sto con te per forza…ti voglio bene…e” “Ecco qual è il problema..il tuo ti voglio bene…un ti amo mai..non me lo hai mai detto” mi disse interrompendomi nel parlare. Rimasi in silenzio… “Scusami..” gli dissi con un filo di voce. Andrea rimase a guardarmi. “Forse è meglio che lasciamo stare Lisa” mi disse inclinando la testa verso il mio viso. “Ti prometto che le cose cambieranno, dammi solo un po di tempo” gli risposi andandogli vicino. Andrea si tirò indietro con il corpo. “Abbiamo bisogno di capire cosa proviamo, veramente…l’uno per l’altra” Sospirai “Lo sai cosa provo per te…”gli dissi con la voce che mi tremava. “Lisa, non prendiamoci in giro…lo so dove hai lasciato il tuo cuore” mi disse con il viso contratto. Ingoiai a fatica. “Hai bisogno di stare sola, e capire…per fare una scelta” “Non voglio fare nessuna scelta…” “Non puoi stare con me e pensare continuamente a Russell” Sorrisi nervosamente. “Russell è una storia chiusa..” gli dissi mentendo a me stessa. “Finchè non liberi il tuo cuore, non potrai mai amare veramente, e adesso tu stai con me, ma hai il cuore occupato, ed io non riesco a sopportarlo, non ti voglio dividere con nessuno Lisa” mi disse prendendomi le mani. “Cosa vuol dire questo, che te ne andrai di nuovo a Milano?” gli domandai con gli occhi velati di lacrime. “Si, credo che sia la cosa migliore” Abbassai lo sguardo. “Fai chiarezza dentro di te, e quando avrai preso una scelta, qualunque essa sia, io l’accetterò”mi disse abbracciandomi forte. “Ti amo Lisa, non dimenticarlo mai…”
Un bacio, forse l’ultimo prima della sua partenza. Accompagnai Andrea alla stazione… Poche parole… Nessun sorriso sulle labbra. Era difficile.. Ma lo lasciai andare. Libera. Guardai il treno partire lentamente. E il viso di Andrea sfumare piano hai miei occhi. Una mano fuori dal finestrino mi lanciava, l’ultimo saluto. Il mio tiepido sorriso, sventolava come un fazzoletto bianco. Partire è un po morire. L’ultime parole di Andrea, sulla mia bocca.
“Lisa, sei un ottima illustratrice..il tuo lavoro è eccezionale” mi disse il capo dello studio Engignering, per cui lavoravo. “La ringrazio” gli dissi sorridendogli soddisfatta. “Che ne dici di illustrarmi anche questi due cd rom di prossima, publicazione?” mi disse porgendomi dei fogli. “Dagli un’occhiata…ci servono delle illustrazioni stilizzate…vorrei che i personaggi di queste storie, non avessero forma piena..” “Ok! Me li porto a casa e butto giù, qualche schizzo.” “Benissimo Lisa..fai pure con calma…il proggetto non è urgente”mi disse porgendomi la mano. “D’accordo, allora appena avrò qualcosa di concreto, le telefono”gli risposi strinegndogli forte la mano.
Il lavoro era l’unica cosa che in questi mesi mi aveva assorbito completamente. Laura si era lamentata con me molte volte, sostenava che ormai, io avessi perso l’uso della parola. Il fatto è che mi ero chiusa in me stessa..mi ignoravo, e speravo che lo facessero anche gli altri. Non avevo nulla da dire, da raccontare…parlavo solo attraverso la mia matita, sul foglio. Le illustrazioni mi assomigliavano. Stilizzate come me, senza corpo, ma con un anima sottile come un foglio di carta velina.
“Che ne dici di un cinema?” mi domandò Laura, lanciandomi un depliant di anteprime cinematografiche. Tirai su gli occhi dai miei disegni. “Ho da fare..” “Classica risposta”mi rispose Laura, raccogliendo il depliant sul tavolo. “Ma ci sarà, qualcosa che ti faccia uscire da casa?” “Ho del lavoro Laura..” “Ah!!! certo il tuo lavoro…ultimamente vivi solo per lui..”mi disse in tono serioso. Sospirai. “Perché non fai uno forzo?” “In nome dei vecchi tempi…”mi disse accarezzandomi i capelli. La guardai, stirandomi sulla sedia. “Va bene, in nome dei vecchi tempi” gli dissi alzandomi di scatto. Laura sbattè le mani ad applauso, e saltò di gioia verso il bagno. Le sorrisi, in fondo era ora che riprendessi a vivere.. “E dai non spingere” mi disse Laura, alzando le mani con i due biglietti del film. “Non sto spingendo” le risposi guardandomi indietro. “Sei impaziente eh?” “Per cosa?” “Per l’attore…no dico ne vogliamo parlare?..” Ruotai gli occhi al soffitto, pieno di luci. “Non qui…c’è gente” “Sacrilegio…dovesse sentirci qualcuno…tranquilla, sono qui tutte per lui” “L’argomento è in comune..”mi disse ridendo. “Dai entra..” le risposi, sospirando.
“Vuoi dire che non lo trovi affascinante?”mi domandò Laura esterefatta, nel bel mezzo della proiezione. “Assomiglia al nano del mio giardino”le risposi arricciando il naso.. “Ma sei fuori…cosa c’entra il tuo nano..” “Sono bassi uguali” Ridemmo. “Ma che gusti hai? Come fa a non piacerti Tom Cruise?” mi disse scandalizzata. “A me piace un altro genere di uomo..” “Ah! si ho capito genere allevatore, tu sei troppo esigente”mi rispose ironica. “Decisamente…sarà che amo la natura………io!” “Senti, parlando seriamente, ma non hai saputo più nulla di lui?”mi domandò seria. “No, ma credo che sia nella sua fattoria a Nana Glen” le risposi lanciano uno sguardo al film. “Perché non ci facciamo un viaggetto in Australia, io te?” mi disse Laura, sgranocchiando pop corn. Rimasi in silenzio. “Non sarebbe una buona idea…”le risposi improvvisamente. “Ma perché? Andiamo ci divertiamo, e magari io rimorchio anche un bel Australiano…ultimamente sono stata decretata zona desessualizata…” “Dico fallo almeno per me..”mi disse con voce lamentosa. “Dovrei fare un viaggio con te in Australia, solo per farti fare del sesso?” le risposi inclinando la testa. “Che c’è di male?” “Che hai da ridere?” mi disse Laura, guardandomi ridere a crepapelle. “Nulla, nulla…”le risposi continuando a ridere. “Cosa c’è?”le dissi improvvisamente mentre mi guardava seria. “Finalmente ti vedo di nuovo ridere..mi sono mancate le tue risate” “Ti ringrazio Laura, per avermi fatta uscire..per starmi vicina..”le risposi tornando seria. “ti voglio bene” “Anch’io” “Ehy, adesso finiscila dai, sto per piangere, e poi mi hai fatto perdere quasi la metà del film…”mi disse abbozzando un sorriso.
Rimasi a guardarla nel buio della sala, i suoi occhi illuminati dalle luci improvvise del film, i suoi capelli castani e lunghi, fino alle spalle, il suo sorriso che tante volte, mi aveva salvato dal silenzio. Laura era davvero un amica….l’unica che riusciva a capirmi veramente.
Il pomeriggio lo avevo passato a casa… Stesa sul divano con gli occhi fissi alla finestra socchiusa. Il vento rallentava la caduta di alcune foglie, dell’albero della magnolia. Le rose arrugginite dall’autunno, sembravano avvolte da un giro di lacca per capelli. Cercai di guardare attraverso le trame della tende a fiori, dei piccoli puntini di cielo la decoravano. Ripensai a tutte le cose che mi erano successe in questi mesi… Al giorno in cui Andrea era partito.. A Russell e Danielle a Milano. Alla mia vita… Non avevo cambiato poi tante cose… La confusione era parte integrante di me. Afferrai il quadernone ad anelli abbandonato sul tavolo, accanto al divano. Lo sfogliai piano, cercando di dare un senso a tutto quello, che avevo scritto in questi giorni. Poesie che si rincorrevano da sole..e frasi mozzate all’improvviso, dal suono del telefono. E a quelle sbiadite dalle lacrime che scendevano. Non era un buon pomeriggio, per tirare fuori cose passate, la pioggia bagnava inesorabile l’erba del piccolo giardino.. Mancava il sole a consolarmi. Mi alzai dal divano, posando il quadernone per terra. All’improvviso il trillo del telefono, fece cambiare la direzione dei miei pensieri.
“Pronto” “Lisa!!” “Elena, che sorpresa”esclamai di gioia, sentendo la sua voce. “Come stai?” mi domandò “Sto bene, ma tu, Dio, sono mesi che non ci sentiamo”le dissi scuotendo la testa. “Hai ragione Lisa, mi sei mancata tanto..” “E Fabrizio? Sta bene?” “Benone…è qui vicino a me e scalpita per salutarti!” “Non vedo l’ora di parlargli anch’io!” “Lisa, io e Fabrizio abbiamo pensato di invitarti, nel nostro Agriturismo questo fine settimana..ci farebbe tanto piacere che venissi, abbiamo tanta voglia di vederti” “Ma è un idea splendida!, vengo molto volentieri…” “Fantastico…abbiamo anche una sorpresa per te”mi disse Elena con voce piena di entusiasmo. “Una sorpresa?Oddio anticipami qualcosa, non resisto!”le dissi con voce impaziente. “Non posso rivelarti nulla…Fabrizio mi sta minacciando con un rotolo di scoch” “Ok! Faccio la brava..e aspetterò sabato!” “Ti passo Fabrizio Lisa, ti abbraccio forte…” “Ti abbraccio anch’io, a sabato” “Ciao Lisa” “Fabrizio!!!”esclamai “Senti già che vieni, renditi utile porta qualcosa…”mi disse scherzando “Sei sempre il solito…che ne dici della mia favolosa bavarese al caffè?” “Ottima, ti aspettiamo…e non portarti cose eleganti, andremo a funghi” “Ah!! era questa la sorpresa?” “No, la sorpresa..è un’altra…vedrai..” “Uhmmmmm, come farò a resistere fino a sabato, lo sai quanto sono curiosa…” “Resisti, bacio” “Bacio grande..”gli dissi riagganciando la cornetta del telefono.
Una sorpresa…chissà di cosa si trattava.. Un week and immersa nella natura mi ci voleva proprio… Avrei riacquistato almeno un po di colore…
La settimana era trascorsa tranquillamente.. Le mie illustrazioni erano quasi finite.. Il lavoro era carino…i colori vivaci ed allegri. Pensai a Roberto il capo dello studio engignering, per cui lavoravo. Gli piaceranno? pensai, mettendo nella valigia distesa sul letto, alcune magliette per il week and.
La curiosità per la famosa sorpresa, cominciava a farsi sentire. Forse avranno comprato qualche cavallo nuovo.. Una ristrutturazione… Una nuova pianta con fiori eccezionali… Un laghetto artificiale.. Ruotai la testa all’indietro. Avrei dato qualsiasi cosa per avere almeno un’indizio.
“Sei in partenza?” mi disse improvvisamente Laura, sbucando con la testa dalla porta socchiusa. “Si, un week and nell’agriturismo di Elena e Fabrizio” le risposi, continuando a riempire la valiggia. “Bellissimo…finalmente ti rilasserai un po’..” “ Lo spero, ne ho proprio bisogno” “Solo natura, natura e ancora natura..” le dissi prendendo una gonna dall’armadio. “Bè goditela..” “Tu invece?” le domandai curiosa. “Casa, casa rigorosamente casa..”mi rispose provandosi un mio top, sopra la maglietta. “Massimo?” “Impegni con il lavoro..” “Vieni con me..” “Ma dai..mi ci vedi a me immersa nella natura?” “Per due giorni non morirai..” “No guarda…il solo pensiero di imbattermi in api, e calabroni mi fa venire i brividi”mi rispose facendo smorfie con la bocca. “Fai come vuoi, non ti prego” le risposi affondando i vestiti nella valiggia.
Sabato.
La mattinata era splendida… Il sole brillava, diffondendo luce nella cucina. Avevo il cuore sotto sopra.. Ero emozionata sia per il fatto di rivedere Elena e Fabrizio, sia per la sorpresa..non avevo nessuna idea in proposito e la cosa mi eccitava e inquietava allo stesso tempo. Non persi tempo a vestirmi… Indossai un vestitino rosso di lana, e un paio di stivaletti con il tacco alto in tinta, con l’abito. I capelli li avevo lasciati sciolti sulle spalle..ero pronta. Afferrai la valiggia accanto alla porta e scesi veloce le scale, verso la macchina.
Guardai il paesaggio scorrermi accanto… La strada da percorrere, per arrivare all’Agriturismo non era lunga. Cercai di canticchiare qualcosa…per spezzare l’emozione.
L’ingresso dell’Agriturismo si affacciava hai miei occhi… Lunghi pini mi davano il benvenuto ondeggiando tra le braccia del vento. Scesi dalla macchina, e respirai a pieni polmoni.
“Lisa” esclamò Elena, venendomi incontro. Ci abbracciammo forte. “Sei bellissima, come sempre”mi disse allungando le sue braccia verso le mie. “Anche tu non scherzi, il matrimonio ti fa bene..”le risposi sorridendogli. “Devi vedere Fabrizio…è già ingrassato di due chili” “Non ci posso credere…” Ridemmo.
“Dai vieni…”mi disse prendendomi la valiggia dalle mani.
“Ma è bellissimo qui…avete sistemato davvero bene..”le dissi guardandomi attorno. “Si, abbiamo ristrutturato un po’…ne aveva bisogno”mi rispose, dirigendosi in cucina. “Allora dov’è i due chili in più..scommetto in cucina” le dissi affacciandomi. Elena rise. “No, è andato a fare una passeggiata a cavallo con un suo amico.” Mi rispose, mettendo dell’acqua sul fuoco. “Si fa desiderare…”
“Vedrai che quando sentono il profumino, dell’arrosto nel forno..arrivano di corsa”mi disse, pungendolo con una forchetta. Risi. “Un amico di lunga data?”le domandai curiosa. Elena prese due bustine di tè e schivò la mia domanda. “Allora Lisa…che mi racconti?”mi domandò con aria imbarazzata, appoggiando due tazze da tè sul tavolo. “Uhmmm…tante cose”le risposi sorridendo, e lasciando cadere il discorso. “Dunque, da dove inizio…ho cambiato casa, ma questo già lo sapevi..ho cambiato lavoro, ma questo già lo sapevi..e sono mesi che non vedo Russell..” “Sapevo anche questo”mi disse allargando un sorriso. “Si credo di averti accennato qualcosa..” “E’ stato doloroso rivederlo..”le dissi abbassando gli occhi. “Ti capisco Lisa..non è facile vedere l’uomo che ami, appartenere ad un’altra donna” Sospirai. “Ma tu non hai saputo più niente di lui?” le domandai spingendomi in avanti verso il tavolo. “Diciamo che un contatto lo ho avuto..e ti posso assicurare che le cose sono cambiate”mi rispose versando il tè nelle due tazze di porcellana bianca. “Cosa vuoi dire?” “Che quella donna non fa più parte della sua vita” Non capivo…o meglio capivo ma, non riuscivo a mettere a fuoco la cosa. “Lisa, Russell è di nuovo libero..”mi disse venendomi vicino con il viso. Rimasi senza parole. “Forse, invece del te era più indicata una bottiglia di spumante”le dissi piena di gioia. “Per lo spumante c’è tempo…”mi rispose ridendo. “Ricordi…c’è ancora una sorpresa” “Vuoi dire che non era questa?” “No…questa è solo un’anteprima..” “Oddio…dimmi qualcosa altrimenti..credo di non farcela”le dissi in piena agitazione. “Non posso anticipare nulla…ma vedrai” Le sorrisi..sparendo con il viso nella tazza.
Elena ed io, passammo tutta la mattinata a raccontarci, di noi. Era molto tempo che non ci vedevamo..e sentivamo proprio il bisogno, di parlare. Durante le nostre pause… Ci perdevamo a guardare l’agriturismo…era incantevole. I grandi alberi di magnolia, sfiniti dal’autunno, perdevano le loro foglie color ebano… Mentre tutto intorno, cespugli di rose arrugginite, lo coloravano. E ancora più incantevole era il suo interno. La porta di entrata era impreziosita da tendine di pizzo san gallo. Il colore bianco predominava su tutto.. Le delicate tazze da tè di fine porcellana, erano disposte in bella vista su mensoline di un piccolo, delizioso ètagère. Da per tutto brocche di vetro azzurro, davano l’impressione di aver sempre a portata di mano, il cielo. E poi le camere… Letti a baldacchino d’atmosfera vagamente “Giulietta e Romeo”… Rigorosamente ricoperti di organza bianca, che drappeggiava morbidamente i sogni, di chi ci dormiva. E per finire i bagni.. Grandi e con “vasche alcove” spugnate di azzurro e circondate da piastrelle trompe-l’oelil.
“Ma non c’è nussuno in questa casa?” Riconobbi la voce acuta di Fabrizio. “E’ tornato due chili”disse Elena alzandosi dai gradini della scala, che divideva le stanze. Mi precipitai verso Fabrizio..per salutarlo con un grosso abbraccio.
La scena si ferma improvvisamente.
Due visi davanti hai miei occhi. Quello fine e sorridente di Fabrizio, e quello forte e serio di Russell. Il mio cuore fece, improvvisamente una capriola all’indietro.
“Ciao Lisa”mi disse Fabrizio posando dei piccoli bastoni di legna per terra. “Mi sei mancata tanto” mi disse abbracciandomi forte. “Anche tu…”gli risposi continuando a guardare Russell. “Bè, Russell te lo ricordi no?”mi disse Fabrizio dandogli una grossa pacca, sulla spalla. Cercai di stemperare l’imbarazzo sorridendo nervosamente. Russell si avvicinò a me lentamente e mi prese la mano. “Ciao Lisa..è un po che non ci vediamo..”mi disse con voce calma e guardandomi fissa negli occhi. “Si è un po..”gli risposi, mordendomi le labbra. “Sorpresa”disse Elena venendo fuori dalla cucina con un vassoio pieno di bicchieri di cristallo, e una bottiglia di pregiato champagne francese. Ci voltammo di scatto verso di lei.
Rimasi senza parole.
“Lisa, Russell era la tua sorpresa…”mi disse Elena porgendomi un bicchiere. “E Russell, Lisa era la tua sorpresa”disse Fabrizio a Russell, stappando rumorosamente lo shampagne.
La scena si ferma nuovamente.
Il silenzio scese velocemente tra di noi… Il vento aveva cessato di soffiare prepotentemente sulle finestre chiuse. Guardai da prima Elena e il suo persistente sorriso, sulle labbra. Fabrizio e i suoi occhiali che ricadevano continuamente sul suo naso. E in fine Russell e i suoi occhi illuminati da una strana luce, che filtrava da uno dei tanti vasi azzurrati. Occhi di vetro… In cui potevo vedere la mia immagine riflessa.. Come sempre rimasi in completa apnea di parole. Ero felice… Russell mi stava di fronte, sorpreso quanto me. Continuavamo a guardarci come se fosse l’ultima cosa al mondo da fare. Il bisogno e la voglia che avevamo, l’uno dell’altra, si poteva toccare con le dita. Era reale. Il suo profumo..era reale. E mi arrivava prepotentemente addosso, facendomi oscillare. Ecco dove era finito il vento… Era lui, Russell… Tutta la sua furia e il suo temperamento stava a poco a poco, venendo fuori. Incominciai a intravedere il suo sorriso che piano, piano prendeva forma sulla sua bocca. Guardai i suoi capelli come sempre lunghi e castani che gli circondavano il viso… E la sua barba lunga e soffice, dove poter affondare le mie labbra socchiuse. E ancora le sue mani, forti e delicate allo stesso tempo… Le avevo desiderate tanto..e adesso erano di nuovo a pochi centimentri dal mio corpo, che al solo, pensiero, che lo potessero sfiorare, vibrava come una corda di violino.
“Brindiamo a queste due sorprese..”disse Fabrizio tirando su il bicchiere pieno di champagne. Afferrai il mio bicchiere ed Elena e Russell fecero altrettando.
Un veloce tintinnio mi riportò alla realtà… Guardai lo champagne rovesciarsi dai bicchieri uniti..
Mi persi nella risata di Russell.
“Allora adesso che vi siete ritrovati, che ne dite di una bella passeggiata in aperta campagna?”ci disse Fabrizio finendo di bere l’ultimo goccio di cshampagne.
“Perché no..Lisa ti va?”mi domandò Russell venendomi più vicino. “Certo..ma forse Elena ha bisogno di una mano per cucinare..”dissi ancora stordita. Elena mi fulminò con lo sguardo.. “Non ci pensare proprio…Fabrizio sarà ben contento di darmi una mano…”mi disse sorridendomi. Fabrizio cercò di mormorare qualcosa, ma Elena lo azzittì prontamente con un pezzetto di patata in bocca. Li guardai divertita, mentre sentivo Russell trascinarmi via per la mano. “Non fate tardi, tra un oretta si mangia..”ci disse Elena, armeggiando con l’arrosto nel forno. Gli strizzai un occhio, in segno di ok…
Soli…
Nessun rumore disturbava i nostri passi sull’erba. L’aria era frizzante.. Il sole d’autunno scaldava di meno, ma era lo stesso carico di energia. Guardai Russell, chinarsi per terra e raccogliere alcuni petali di rose” “Il vento li ha portati fino a qui…e tu ne hai gli stessi colori”mi disse porgendomeli. Li presi tra le mani e li guardai in silenzio. “Non sei cambiata…hai sempre la capacità di assorbire i colori delle stagioni”mi disse, inclinando la testa verso il mio viso. “Ho paura di parlare…rovinerei tutto”gli risposi sorridendo. “Continua tu..stai andando bene” Russell rise. “Sono contento di rivederti..l’ultma volta, ci siamo lasciati con parole sospese.” Abbassai lo sguardo. “Sono contenta anch’io…non me l’aspettavo questa sorpresa..mi sei mancato tanto”gli dissi alzando di scatto gli occhi verso i suoi. I miei movimenti erano impacciati i suoi sicuri ma avvolte, come bloccati dai suoi pensieri. “Ho fatto tante stupidagini, in questi mesi..”gli dissi scalciando un sassolino. “Ne ho fatti anch’io…e forse più di te”mi rispose fermandosi nel camminare. “Ho passato un periodo con un uomo…che mi facesse dimenticare te…”gli dissi seria. Russell ingoiò a fatica. “E ci sei riuscita?” “No...e alla fine, oltre a soffrire io, ho fatto soffrire anche lui”gli dissi, smuovendo nervosamente le mani sul vestito di lana. “Sono così importante per te?”mi domandò appoggiandomi una mano sul cuore. Lo guardai fisso negli occhi… La sua mano pigiava sul mio seno… Avevo il cuore che batteva all’impazzata.. Rispondendo alla sua domanda.
“Mi sono lasciato con Danielle, tra noi non c’era amore…ma solo comprensione.”mi disse togliendo di scatto la sua mano. “Le cose non funzionavano ormai da tempo…ma la verità è che mi sono messo con lei, per il tuo stesso motivo” mi disse tirandosi indietro i capelli ribelli. “Perché ci siamo fatti così del male?” gli domandai con il vento che era tornato a soffiare sulle mie parole in equilibrio precario. Russell, si sfilò una sigaretta dal giubbotto di pelle e l’accese, riparandosi dal vento con le mani. Aspirò la prima boccata di fumo…e buttò fuori un respiro. “Non lo so Lisa…non ho la risposta alla tua domanda..forse è stata colpa del mio orgoglio, della mia paura a lasciarmi andare…o la tua insicurezza nei miei confronti..”mi disse continuando a fumare tra le parole. “Ho avuto paura anch’io Russell…ma più di tutto ho sperato fino all’ultimo che tu potessi aggiungere qualcosa al mio silenzio…ho sperato che mi lanciassi una boa di parole, mentre venivo trascinata via dalle onde del mare”gli dissi mentre una ciocca di capelli mi nascondeva l’espressione degli occhi. “Perdonami Lisa…sono stato un vigliacco..sono scappato via senza convincerti a partire con me, non ho insistito, per averti con me” mi disse respirando appena.
La scena si ferma.
Mi avvicinai a lui… Lo osservai in attesa… Le sue mani giocavano con il mozzicone della sigaretta.. I suoi occhi appeni socchiusi verso i miei aperti ad ogni possibile mossa. Come in una scena a rallentatore..guardai cadere la sua sigaretta per terra, e il suo viso avvicinarsi al mio.. E poi un bacio… Violento Tormentato dal continuo vento… Dato con forza, con rabbia, e in fine con dolcezza. Un bacio, perso tra le labbra. Che mangiavano, assaporavano, succhiavano, avide e senza più tempo, ma con tutto il tempo possibile.
Come in una lunga ed estenuante corsa, abbiamo tirato su i nostri visi… Ed incrociato i nostri occhi.. Senza più respiro.. Ci siamo parlati con le mani.. Ed è stato come incontrarsi per la prima volta.. E ricominciare. Di nuovo, da capo, la favola.
“Sono venuto per restare Lisa..”mi disse improvvisamente squarciando il silenzio. Ingoiai a fatica l’ultima goccia di saliva. “Voglio stare con te…lavorerò qui con Fabrizio” Lo guardai stordita e felice allo stesso tempo. “Dimmi qualcosa Lisa…”mi disse serrando le mascelle. “Non farmi ancora del male..non lo sopporterei”gli risposi con un filo di voce. Russell mi abbracciò forte, ed io feci altrettanto. Era mio.. Ed era qui per restare. La contentezza si mischiava alla paura… Di nuovo.. Arrivava, forte. Ma non volevo sentirla.. Volevo vivermi questo momento, senza nessuna remora.
Lasciati andare Lisa… L’autunno ti è complice. Nessun colore potrà più spengersi. Non arriverà l’inverno. Ritornammo all’agriturismo con gli occhi che brillavano di emozione. Il profumo dell’arrosto cucinato da Elena, metteva appetito. Entrammo ridendo.
“Ah! finalmente….”ci disse Fabrizio intento a mettere i piatti sulla tavola apparecchiata. “Il profumino dell’arrosto vi ha fatto tornare..” aggiunse Elena, disponendo le fette di carne su un grande piatto da portata. “Ebbene si…siamo affamati”gli rispose Russell, facendo finta di addentare il restante arrosto sul tagliere. “Smettila, o diventarai come Fabrizio”gli dissi togliendogli dalle mani, il forchettone con l’arrosto infilato.. “Cosa hai da dire al figurino qui presente?”mi disse Fabrizio facendo una giravolta su se stesso. “Elena sostiene che la vita matrimoniale ti ha fatto mettere due chili”gli dissi bloccandolo nel girare. “Elena!!!! Mi meraviglio di te..hai un popò di uomo al tuo fianco e osi lamantarti? E poi sono un buon gustaio, IO!” “Ma che ne volete capire voi…” ci disse mettendosi in bocca una fetta di carne… Ridemmo.
Il pranzo era ottimo. Ovviamente la portata principale era l’ arrosto… Servito con una salsa di crescione e patate novelle. E poi carote in gelatina e faggiolini al formaggio fuso. E per finire la mia torta…una superba..(non faccio per vantarmi) bavarese al caffè, con tanto di panna. Era avanzata talmente tanta robba, che domani non avremmo avuto bisogno di cucinare.
Il pomeriggio era passato tra risate e birre. E una distensiva passeggiata a cavallo.. Ero rilassata e serena come non lo ero mai stata. Russell, il suo sorriso mi distendeva. E la sua voce, continua… Mi cullava di piacere.
“Non vorremmo deludervi, ma credo che andremo a dormire..”ci dissero Elena e Fabrizio sbadigliando. “Di già?”gli rispose Russell, voltandosi con la testa verso di loro. “Il letto chiama..”gli rispose Fabrizio, abbracciando Elena. “Ah! bè..allora” borbottò Russell, bevendo a canna una bottiglia di birra. “Buonanotte ragazzi..e grazie per la bella giornata”gli dissi, tirandomi su dal divano. “Notte a voi..approposito la vostra stanza è quella accanto al bagno con la scritta “Rose di vetro” ci disse Elena, chinandosi per darmi il bacio della buonanotte. Per un attimo io e Russell rimanemmo in imbarazzo.. STANZA? DA SOLI? UN UNICO LETTO? “Cosa c’è..preferite dormire separati?”ci disse Elena con uno stano sorrisetto. “Oh no! Va benissimo”gli rispose velocemente Russell “E credo anche per Lisa…”aggiunse, guardandomi negli occhi. “Va bene…Elena! “le dissi strizzandogli un occhio.
“Allora notte”ci dissero salendo le scale. “Notte”gli rispondemmo all’unisono.
“Bè che si fa?”mi disse Russell, venendomi più vicino sul divano. Controllai l’orologio appeso al muro.. “In verità ho sonno anch’io”gli dissi sorridendo. “Ho capito..letto arriviamo”mi disse mettendosi in piedi e cercando di prendermi in braccio. “Smettila..so camminare da sola..”gli dissi ridendo, mentre lo sentivo armeggiare con le mani da sotto le mie gambe. “Voglio dirti una cosa.”mi disse fermandosi un momento. “Cosa?”gli risposi bloccandogli le mani. “Ho una gran voglia di fare una doccia con te…”mi disse facendo scorrere il pollice sulle mie ginocchia nude. “ La faccio solo, se mi prometti che mi insaponerai la schiena”gli risposi fissandolo dritto negli occhi. “ Vieni”mi disse afferrandomi per le braccia e tirandomi su dal divano bianco.
L’acqua era appena tiepida.. Guardai i rivoletti d’acqua scendere lungo il suo possente petto. Russell, si insaponò le mani e me le passò lungo la schiena. Mi teneva con un braccio, premendo il suo corpo verso il mio.. Sentivo la sbarra fredda della doccia, ghiacciarmi la pelle. Inclinai la testa verso le sue mani, che continuavano a scivolare lente.. Accarezzandomi la pancia, e infilandomi un dito nell’ombelico pieno di schiuma. Sentivo le sue dita, scivolare, tracciare sentieri sulla mia pelle umida. Le gocce d’acqua scivolavano dai miei capelli lunghi come fili..e aderivano alla sua pelle. Piegai una mano per toccarlo, sentii il suo respiro affannato sul collo e la sua mano che si muoveva ritmicamente all’interno delle mie cosce..
“Continua senza di me…un attimo, torno subito”mi disse uscendo nudo, dalla doccia. Lo sentii armeggiare con le valigge.. Si precipitò di corsa nella doccia. “Dove eravamo rimasti?”mi disse schiacciandosi contro di me.
Eravamo al centro dell’immenso letto, ricoperti di lenzuola, coperte, e asciugamani. “Uhmmmm, Russell”gli dissi respirando forte. “Grandemente”mi rispose unendosi al mio respiro affannoso. “Amami..per sempre fin quanto puoi amarmi…” gli dissi voltando il mio viso verso il suo bagnato. Solo un bacio come risposta. L’unica e la più plausibile delle risposte.
Il mattino stava iniziando piano piano.. Aprii lentamente gli occhi verso il viso di Russell. Sentii le sue mani indugiare sopra i miei fianchi e poi salire soffici verso il mio seno scoperto dalle lenzuola. Si avvicinò lentamente verso le mie labbra…e lasciò scorrere il suo dito. “Buongiorno” mi disse mordicchiandomi il labbro inferiore. Sorrisi sulla sua bocca. “Hai fame?” mi domandò tirando su il viso. “ uhmmmm, sono sazia di te” gli risposi allungando una gamba verso le sue. Sorrise. “Ho un programmino per la giornata, vuoi sentirlo?” mi disse stuzzicandomi i capezzoli con le dita. “ Ho già qualche idea..” gli risposi come parlando in un sogno. “Perché non c’è ne andiamo in riva al mare?” “Uhmmmm…” “Lisa, mi senti?” mi disse tracciando con le dita la curva della mia schiena. “Ti sento…Russell” Russell lanciò un sospiro. “Ok! Ti ci vuole un caffè..e poi ne riparliamo”mi disse alzandosi velocemente dal letto. “Sei tu il mio caffè..vieni a svegliarmi” gli dissi allungando le braccia verso di lui.
Continua……
[1] Sinfonia in luna Lara Martelli. “ cd Orchidea Porpora” [2] L’arlecchino sul baule, un quadro di Umberto Verdirosi. [3] “L’arlecchino sul baule” poesia di Cristina Fusi
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