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Le regalai un immenso sorriso, era l’unica cosa che le mie labbra erano in grado di comunicarle le parole quelle, erano come paralizzate nella mia mente. “E adesso ci vuole un bel brindisi, avanti tutte al tavolo a bere!”ci disse Elena, avviandosi verso l’interno del ristorante. Non riuscivo più a contare i bicchieri di champagne che stavo bevendo e che avevo già bevuto, ogni volta che il livello del bicchiere si abbassava, Elena provvedeva ad aumentarlo … Oramai avevo perso ogni lucidità e l’effetto dell’alcool era elettrizzante. Mi sentii improvvisamente tutti gli occhi degli invitati addosso, compresi quelli di Russell. Ma i suoi erano stranamente più vicini… “Dovrei essere io a bere così e non tu”mi sentii sussurrare all’orecchio. Mi voltai verso di lui… “Ahhh! ma sei qui…”gli dissi con un tono sorpreso della voce. “Non ti reggi in piedi Lisa, vieni con me ti porto al bagno a rinfrescarti”mi disse, prendendomi il bicchiere dalla mano e afferrandomi per il braccio. “Non ho bisogno del bagno e poi c’è la faccio da sola”gli risposi, divincolandomi con movimenti bruschi dal suo braccio e controllando la voce che mi tremava… “No che non c’è la fai, avanti prendimi la mano”mi disse ancora, avvicinandosi a me. “E va bene, ma ci vengo solo ad un patto”gli dissi, lasciandomi andare su di lui con un abbraccio. “Quale patto?”mi domandò sorreggendomi per non cadere. “Che tu mi offra un altro bicchiere di champagne!”gli risposi, passandomi una mano sulla fronte. Russell non mi rispose, mi passò un braccio intorno alla vita e mi trascinò verso i bagni della villa. “Russell, anche tu con Lisa?” gli disse all’improvviso Fabrizio, incrociandolo con Elena in braccio.. “Fammi indovinare…tutte e due sbronze?”gli domandò Russell, con un sorriso sornione. “Ancora non lo sanno che l’alcool, non è roba per donne”gli rispose Fabrizio, sussultando Elena tra le braccia. “La porto al bagno, un pò d' acqua fredda è quello che ci vuole!gli disse Russell, mentre mi stringeva le spalle. “Io la porto in camera, gli ospiti capiranno! gli disse Fabrizio strizzandogli un occhio. “Mmmm, ma dove stiamo andando…?”gli domandai ,continuando a ciondolare con la testa. “A rinfrescarti il viso…è quello di cui hai bisogno”mi rispose, con una voce vibrante. “Mi scusi ma i bagni del piano terra, sono tutti occupati signore..” disse un cameriere, con voce molto gentile a Russell che cercava di bussare alla porta del bagno inutilmente.. “La ringrazio”gli rispose Russell, voltandosi si scatto e afferrandomi per la vita… “Ti porto a quello della mia camera, c’è la fai a salire le scale?”mi domandò, con una voce che continuava a rimbombarmi nella testa. “Mmmm, non credo…”gli risposi, con una persistente nausea… Mi sentii prendere improvvisamente in braccio, le sue mani forti sfiorarmi le gambe scoperte dal vestito.. Avvicinai la mia bocca verso il suo orecchio, mentre con la lingua cercavo di esplorare il suo interno… Un brivido mi percorse la schiena e la testa oramai ovattata dallo champagne.. Russell sospirò forte e si voltò con la testa verso il mio viso… “Che cosa stai facendo?”mi domandò, in tono tranquillo. “Ti sto leccando, non la senti la mia lingua?”gli risposi, lanciando un gridolino con voce incerta.. Russell mi guardò intensamente negli occhi .. “Sei partita con la testa”mi disse, con un tono serio della voce. “Ehi, fermati, fermati mi sento male!…”gli dissi improvvisamente, mentre lo sentivo aprire la porta della stanza. Russell accese velocemente la luce e mi adagiò sul letto, con molta delicatezza.. “Aspettami qui, vado a prenderti un po’ di acqua”mi disse, con un tono della voce più morbido. “Ti avevo detto di aspettarmi..”mi disse, cercando di portarmi fuori dal bagno. “Ho cambiato idea, ora sto bene mi è passato”gli risposi, mentre mandavo giù il bicchiere colmo d' acqua fresca.. “E’ carina la tua camera Russell”gli dissi, con la voce e i pensieri ancora scollegati fra loro.. Mi persi con lo sguardo verso il letto, era di un delicato color lavanda che si sposava deliziosamente con l’oro degli intagli in legno, tutto intorno era circondato da morbidi drappeggi delle cortine candide… a far da comodini due tavolinetti in ferro battuto ridipinti riprendendo le sfumature del letto, mentre per terra il pavimento era in vecchio cotto e sulle pareti scorrevano delle meravigliose scene dell’antica Roma, il soffitto invece era un cielo percorso da nuvolette bianche… Lui si guardò in giro e mi sorrise… “Sai Russell, ci ho pensato su un po’ e credo che tu abbia ragione, io e te dovremmo fare l’amore..!”gli dissi, senza rendermi assolutamente conto di quello che mi stava uscendo dalla bocca. Russell mi guardò perplesso… “Davvero Lisa?”mi domandò, venendomi più vicino e sfiorandomi la stoffa del vestito.. “Decisamente”gli risposi, mentre cercavo di slacciargli i bottoni della sua camicia celeste. “Fermati Lisa, non così…”mi disse, bloccandomi di colpo le mani. “Cosa c’è, non è questo quello che mi hai chiesto, mentre ballavamo in giardino?”gli domandai, con qualche pensiero lucido nella mente. “Si ma non in queste condizioni, sei sbronza Lisa, completamente sbronza”mi rispose riallacciandosi ad uno, ad uno i bottoni della camicia. Mi voltai verso il letto e raccolsi lo scialle che mi era scivolato…prima. “Dove stai andando adesso?”mi domandò, afferrandomi per il braccio. Lo guardai con gli occhi assenti.. “Me ne vado a casa…”gli risposi, girandomi verso la porta.. “In queste condizioni, non vai da nessuna parte”mi disse, stringendomi sempre di più il braccio. “E invece si” gli dissi, cercando di ruotare la maniglia di ottone. “ Sei più testarda di un mulo”mi rispose, aiutandomi ad aprire la porta. “E tu dove vai?”gli domandai, fulminandolo con lo sguardo.. “Con te Lisa, ti accompagno a casa”mi rispose,chiudendosi la porta alle spalle. “Non ho bisogno che tu mi faccia da balia, sono in grado di tornare a casa da sola”gli dissi, con un tono di voce impertinente. “Non questa sera Lisa, non sei in grado di guidare e poi non hai la macchina!”mi disse, accennando un sorriso aspro. “Dio, era vero la macchina l’avevo lasciata accanto alla chiesa…” pensai improvvisamente, incamminandoci verso le scale. Mi strinsi nelle spalle e cercai di scendere molto lentamente i gradini.. “Dammi la mano”mi disse, all’improvviso Russell.. “Non ho bisogno della tua mano, riesco a stare in piedi perfettamente”gli risposi, cercando di tenere ferme le gambe che mi tremavano. “Ma la vuoi smettere di dire tutte queste stronzate e di fare la super donna?”mi disse, afferrandomi la mano con forza. “Ehi, signor stronzate..”gli risposi, con un tono di voce tagliente. Si fermò di colpo sulle scale… “Senti mi dispiace,solo non capisco il tuo comportamento…hai bevuto, sei sbronza, non ti arreggi in piedi, perché non vuoi ammetterlo!”mi disse con un sorrisetto amaro. La sua voce mi suonò aspra…. Cercai di non aggiungere altre parole, volevo solo tornarmene a casa il più presto possibile. Camminammo in completo silenzio, verso la macchina.. Prima di lasciare la villa avevamo cercato di salutare Elena e Fabrizio, ma la mamma di Elena ci disse, che erano andati su in camera e che Elena aveva bevuto un po’ troppo. La salutammo con un flebile sorriso, mentre ci porgeva le due bomboniere… Arrivammo verso la chiesa, dove era stato celebrato il matrimonio.. Guardai la mia micra rossa parcheggiata vicino a due motorini e sospirai… Ero talmente esausta, che non sarei riuscita a riportarla a casa con me, pensai. “Non ti preoccupare per la macchina Russell, domani vengo a riprendermela” gli dissi, mentre lo guardai fermare la macchina e interrogarmi con lo sguardo.. “Se vuoi posso farlo io..”mi disse, sfilandosi una sigaretta dal taschino della giacca. “Ma se non ti ricordi la via..”gli risposi, rannicchiando le gambe sul sedile. “Questa chiesa non la dimentico”mi disse, buttando fuori il fumo della sigaretta. Lo guardai teneramente, mentre cercavo di non rabbrividire. “Allora va bene, ti lascio l’indirizzo sia della chiesa che della mia casa.. “gli dissi, tirando fuori dalla borsetta, una penna e un piccolo foglietto spiegazzato.. Mi sorrise… “Io ti porto la macchina e tu mi fai vedere il colosseo!”mi disse, all’improvviso sorridendomi dolcemente. Lo fissai pensierosa… Mi vennero alla mente, tutti gli impegni di lavoro che dovevo affrontare domani… Due collezioni di moda donna ancora da finire e quell’appuntamento verso le dieci con il capo stilisti ,della ditta Dionisi.
“Mi dispiace Russell, ma domani non posso, ho del lavoro da sbrigare…”gli risposi, con un sorriso che mi moriva velocemente sulle labbra… Mi guardò sfregandosi le mani sulla barba… “Non puoi neanche fare uno strappo alla regola?”mi domandò, con voce calda.. Sospirai stringendomi nelle spalle, ma si pensai tra me, domani infondo in ufficio c’e Carla che può prendere il mio posto e poi mi deve un favore… Sorrisi a quel pensiero… “E va bene, però promettimi che passerai a prendermi con la mia macchina non più tardi delle nove..”gli risposi, con un tono ironico della voce. “Salvo imprevisti…!”mi disse, con uno sguardo obliquo. “Quali imprevisti?”gli domandai, mentre m'infilavo le scarpe… “Metti che non riesco, a far partire la tua macchina?”mi rispose, allargando piano, piano il suo dolce sorriso. “Impossibile…”gli dissi respirando un leggero alito di vento, che era penetrato dal finestrino aperto… “D’accordo allora alle nove…”mi disse, fermando la macchina vicino al portone di casa. “Allora a domani”gli risposi, scendendo dalla macchina. “Lisa” mi sussurrò all’improvviso.. Mi voltai di scatto.. “Si?”gli risposi, con un filo di voce… “No niente…Buona notte”mi disse, abbassando gli occhi sul volante. “Buona notte Russell”gli risposi, richiudendo insieme allo sportello della macchina il mio cuore. Socchiusi gli occhi, e mi sentii avvolgere le spalle dal vento fresco… Russell ripartì veloce… Lo guardai allontanarsi mentre, rovistavo le mani all’interno della borsetta. Tirai fuori le chiavi, ed aprii lentamente il possente portone di legno.. Buttai lo scialle e la borsa sulla poltrona di velluto blu e guardai Tecla la mia gatta, venirmi incontro miagolando e avvolgendo in modo ruffiano la sua coda alle mie gambe. Presi un po’ di latte dal frigo e gliene versai un pò nella sua ciotola a forma di pesce.. Mi sentii improvvisamente addosso un vortice di confusione, mi buttai di corsa sul letto e cercai con le poche forze che mi sentivo dentro, di cancellare alcuni strani pensieri che continuavano a galleggiarmi nella mente. Ma avevo la testa che mi faceva male e un persistente senso di nausea che mi saliva verso la gola… Fuori aveva incominciato improvvisamente a piovere, sentii l’umidità penetrarmi l’anima. Cercai di guardare tra le nuvole alcune delle stelle che fino a poche ore fa popolavano il cielo, pensai distrattamente, ad una poesia che avevo letto…..
“Se io avessi un leggenda tutta scritta direi che questo
tempo che ci sfiora ci appartiene da sempre. Ma non sono che una donna tra mille
e centomila ma non sei che un uomo
portato dal vento e un mese dona e un altro ci saccheggia. Sei un uomo che oggi
tiene una naufraga impaziente dimmi tu sei scoglio o continente?”[i]
Mi persi con la mente a quelle parole, mentre illuminata a vista da uno spicchio di luna, mi lasciai andare lentamente nel sonno. Mi svegliai con un piccolo spiraglio di luce riflessa, che mi forzava violentemente gli occhi socchiusi, mi guardai un pò intorno cercando di non smuovere troppo velocemente la testa, i vestiti erano sparsi ovunque, notai Tecla giocare con la mia borsetta di corda.. Provai a riordinare tutti i miei pensieri ma li sentivo girare furiosamente nella mia mente, allungai una mano e cercai disperatamente la sveglia multicolori sul comodino…avevo bisogno di un rumore, uno qualsiasi per tornare alla realtà. Fuori solo silenzio… Mi alzai dal letto cercando di non barcollare troppo, feci un passo dopo l’altro e mi sentii stranamente leggera mentre cercavo, di trascinarmi fuori dalla stanza. Arrivata in cucina mi accorsi che Laura era già uscita, vivevo insieme a lei oramai da quasi cinque anni ma ci conoscevamo da una vita, notai che aveva lasciato alcuni appunti sul tavolo ed una tazza di latte ancora piena pensai al suo viso e misi il caffè sul fuoco. Mi avvicinai alla finestra a guardare le nuvole giocare a rincorrersi nel cielo, notai all’improvviso Russell parcheggiare la mia micra rossa, vicino al portone di casa. Una forte agitazione si impossessò di me, spostai velocemente gli occhi verso l’orologio appeso al muro… “Le nove e dieci!”urlai, in preda all’ansia. Mi precipitai di corsa verso il bagno, mentre sentii il caffè uscire inesorabilmente di fuori. Improvvisamente il trillo del campanello, mi affondò nelle orecchie.. Cercai di respirare a fondo e mi incamminai, molto lentamente ad aprire la porta. “Buongiorno”mi disse Russell, con un sorriso che mi illuminava gli occhi, come un raggio di sole. “Ciao!”gli risposi, cercando di coprirmi le gambe con il sopra del pigiama. “Bè non mi fai entrare?”mi domandò, con voce ironica. “Oh, ma certo scusami..”gli risposi, ancora imbambolata a guardarlo. Era bellissimo, indossava una camicetta nera con le maniche arrotolate a metà braccia e dei jeans vissuti. “Mmmmm caffè?”mi domandò, seguendo l’odore che portava verso la cucina. “Si, ne vuoi un po’?” gli risposi, richiudendo la porta. “Perché no…il caffè insieme ad un bacio non si rifiuta mai”mi disse, appoggiando dolcemente le sue labbra alle mie… “E adesso il caffè”mi disse, allontanandosi piano da me. Io rimasi incantata a guardarlo bere così piacevolmente persa con la testa, a quel bacio. Aveva la capacità di farmi sentire impotente come una bambina, ogni volta che fermava i suoi occhi nei miei, mi sentivo sciogliere piano piano come cera al sole. E ogni volta che sentivo scorrere le sue mani sulla mia pelle, il mio sangue si diluiva a tal punto da poter schizzare ad altissima velocità dal cuore alla testa. Ancora persa a quei pensieri, lo guardai con gli occhi completamente annebbiati, avvicinarsi a me lentamente. “Non vai a vestirti?”mi domandò, sussurrandomi piano vicino alla bocca. Una furiosa vertigine mi spinse improvvisamente, verso il suo viso… Ci ritrovammo così talmente vicini, da poter contare i nostri accelerati battiti del cuore. Mentre sentivo dalla voce di Russell le sue parole, appena sussurrate.. “ Ricordi Lisa…dimentica, dimentica chi sei…”mi sussurrò, respirandomi affannosamente sul collo. Di nuovo un’altra vertigine mi raggiunse violentemente…
“Take
me for your man and give me all the keys to all your fears…. Creep close to me. I mean no harm, my darling..let me make you warm.”[ii] Mi disse, con un forte accento Australiano e stringendomi forte al suo possente corpo. “Le conosci queste parole?”mi domandò, guardandomi intensamente negli occhi. “No..”gli risposi, respirando con fatica. “Sono di una poetessa che come me è nata in Nuova Zelanda.”mi disse, con un soffio di voce. Gli sorrisi cercando di far scorrere il mio sguardo, verso le sue mani. “Adoro le sue poesie e i suoi racconti…è cosi abile nel tracciare i ritratti femminili..”mi disse, parlando molto lentamente e gesticolando leggermente. Riamasi ferma a guardare le sue labbra muoversi, mentre continuavano a galleggiarmi nella mente quelle bellissime parole…. Guardai distrattamente l’orologio, mi accorsi che erano quasi le dieci. “Vado a vestirmi..”gli dissi, interrompendo quel momento magico mentre movendomi, mi sentii mancare improvvisamente le ginocchia. “Ok!”mi rispose, girandosi a guardare fuori dalla finestra. Mi immersi sotto la doccia sentivo l’acqua scivolarmi lentamente sulla pelle, e mi lasciai cullare per alcuni minuti dal dolce profumo del bagnoschiuma alla rosa e dalla luce tremolante delle candele.. Si era fatto davvero tardi pensai, mentre uscendo dalla doccia diedi un’ altro fugace sguardo all’orologio a forma di farfalla , che avevo appeso al muro. Incomincia velocemente a rovistare nel mio guardaroba, tirando fuori cose di cui fino ad allora ne avevo ignorato l’esistenza, poi cercai di sbrigarmi scegliendo un paio di jeans ed una maglietta nera… pratica, mi dissi piano nella mente. Mi pettinai altre tanto velocemente, lasciandomi i capelli sciolti sulle spalle feci una veloce telefonata in ufficio e chiesi a Carla di occuparsi lei di tutto.. “Sono pronta”gli dissi, riagganciando la cornetta del telefono e prendendo le chiavi da una piccola ciotolina con la simpatica forma di una mucca. Carla mi aveva interrogato attentamente sulla mia fuga dagli impegni lavorativi, ma avevo promesso a me stessa di non dirle nulla, non volevo che le chiacchiere delle mie colleghe mi avvolgessero come una corda intorno al collo, al mio rientro in ufficio. “Guido io” gli dissi, scacciando dalla testa quei pensieri e precipitandomi alla macchina.. Russell mi guardò dritto negli occhi.. “Allora destinazione colosseo?”gli domandai, ruotando le chiavi per metterla in moto. Mi rispose di sì, con un solo gesto della testa. Il traffico mi rallentava la guida… Alzai gli occhi dalla strada e mi voltai a guardare per un istante Rusell, perso con gli occhi sulle bellezze di Roma… Cercai di seguire il suo sguardo che ogni tanto, sfiorava il mio. Parlami Russell pensai tra me, parlami ancora …crea per me le tue migliori parole. Ho bisogno di sentire la tua voce che mi accarezza la pelle, ho bisogno dei tuoi pensieri, delle tue domande, e delle tue risposte….. Sarei stata in grado di aspettare la sua voce in silenzio, per secoli d' oscurità. Cercai di ricordare la sbronza che ieri sera mi aveva trasformata in un'altra persona, mi tornarono in mente le parole che avevo detto a Russell, mentre eravamo in camera sua. “Sai Russell, ci ho pensato su un po’ e credo che tu abbia ragione, io e te dovremmo fare l’amore..!” Il cuore non mi giocava spesso di questi scherzi…pensai tra me. Ma ieri sera avevo la mente inebriata dall’alcool e gli occhi di Russell che mi penetravano ad ogni movimento, non riuscii ad essere lucida e forse neanche ci provai abbastanza. Respirai a lungo guardando il cielo azzurro scorrere sopra di noi, aspettai ancora un po’ le parole di Russell, poi decisi di far uscire le mie. “Russell, devo parlarti di ieri…”gli dissi, con le mani che stringevano forte il volante. Russell si girò di scatto verso il mio viso.. “Bella serata vero Lisa?”mi rispose, con un tono basso della voce. Lo guardai smuovere le mani, nella tasca della giacca. “Volevo chiederti scusa per quello che ti ho detto mentre eravamo in camera, non avrei dovuto” gli dissi, fermandomi al semaforo rosso. “Non hai nulla di che scusarti o giustificarti Lisa, e poi te lo avevo chiesto prima io..”mi rispose, accendendosi una sigaretta. Gli sorrisi con lo sguardo, che si perdeva verso il punto più azzurro del cielo.. La pioggia che era caduta durante la notte, aveva dipinto come una pennellata di acquarello tutto quello che ci circondava, rendendo i monumenti che ci scorrevano davanti come sfumati… Il colosseo era finalmente nei nostri occhi in tutta la sua imperiosa bellezza, parcheggiai la macchina vicino ad una colonna di pini mentre guardai Russell, avvicinarsi velocemente verso il monumento.. “E’ bellissimo”mi disse, con gli occhi pieni di luce. Lo guardai sorridere come un ragazzino era così dolce, così eccitato da quello che stava vedendo, così preso da tutto quello che lo circondava. Rimanemmo sospesi per alcuni minuti a quella prospettiva che ci dilatava piano piano, piano gli occhi ed il cuore. Lo spazio sembrava richiudersi sopra di noi, mentre i colori e gli odori di Roma, si mescolavano assieme hai nostri sensi… “Parlami di lui”mi disse, con una forte vibrazione della voce. Respirai a fondo e cercai di trovare le parole… “Allora questa bellezza che ti avvolge gli occhi, si chiama “Anfiteatro Flavio” ed a uno stile scultoreo, raffinato e pittoresco..”gli risposi, cercando di far scorrere la mia mente al vecchio libro di storia dell’arte che oramai giaceva completamente in disuso, in un angolo della mia biblioteca. “Nella capitale dell’impero, c’era l’uso di frequentare spettacoli pubblici, e con il tempo divenne quasi un obbligo al quale non osavano sottrarsi gli intellettuali…come Seneca che sembrava soffrisse particolarmente nel veder combattere i gladiatori…”gli dissi ancora, camminando faticosamente sugli irregolari sampietrini. Mi voltai verso gli occhi attenti di Russell, notai che mi stava guardando intensamente mentre una risata gli si allargava piano, piano sulle labbra. “Perché stai ridendo?”gli domandai, scalciando un piccolo sassolino.. “Perché ripensavo ad un sogno che faccio ogni tanto”mi rispose, smorzando il suo sorriso.. “Raccontamelo”gli chiesi, passandomi una mano tra i capelli.. “Sogno spesso di essere un gladiatore..che combatte qui nell’arena”mi disse, con un fuoco negli occhi. “Un gladiatore …Mmh, molto interessante!”gli risposi, con una strana luce che mi illuminava il sorriso. “Perché quell’Mmh?”mi domandò, inclinando la testa.. “Mi sembra di vederti vestito da antico gladiatore e la cosa mi elettrizza..t' immagino con quella sensuale tunica, che lascia vedere completamente le tue gambe e poi…” “E poi…..magari dopo un ardua battaglia, me vado tutto sporco di sabbia alla ricerca di un’ antica Romana … “Perché no…..un 'antica Romana vestita solo di un velo sottilissimo…”gli sussurrai, piano nell’orecchio. “Che poi si toglierà per pulirmi?”mi rispose, soffiandomi tra i capelli. “Lo sai che il velo si appiccica sul corpo come una seconda pelle?gli dissi, sospirando tra le parole… “Non conosco certe proprietà delle stoffe, sono completamente ignorante in materia ma potresti dimostrami dal vero come si appiccica, sono molto interessato….”mi rispose, passandosi la lingua sulle labbra. Rimasi ferma a guardarlo ….non avevo nessuna intenzione di fermare con le parole, quel suo gesto sensuale. “Senti Lisa, che ne dici se ci sediamo un pò in quel pratino laggiù.?.”mi domandò, passandomi una mano dietro la schiena. Ci avviammo verso il piccolo giardinetto dove, alcuni gatti rossi se ne stavano rannicchiati… Russell si fermò ad accarezzarne uno. “Adoro i gatti Lisa, sono animali così affascinanti e misteriosi e poi mi piacciono perché sono completamente indipendenti…”mi disse, lasciando scorrere le sue mani sull’animale. “Anch’io lì amo…”gli risposi, prendendone uno in braccio. L’aria era frizzante, ed ogni tanto ce ne arrivavano delle folate insieme al profumo dell’alloro … “Cosa c’è qui?”mi domandò Russell, guardandosi intorno e facendo roteare un dito. “I Fori Imperiali…”gli risposi, accennandogli un timido sorriso. “Portami a vederli..”mi disse, alzandosi di scatto. Camminavamo abbracciati verso i Fori, mentre lasciavamo che le nostre parole, si cullassero dolcemente nelle nostre menti.. Antichi ruderi Romani affioravano dalla terra mentre altri erano adagiati l’uno sopra l’altro, come vecchi stanchi di tutta una vita. Sentivo le mani di Russell percorrermi la pelle nuda della schiena, le sentivo giocare con l’elastico del mio reggiseno mentre un violento brivido, mi percorreva dalla testa ai piedi.. Sospirai velocemente e sentii la sua voce mormorare piano, contro i miei capelli… “E’ magico qui”mi disse, sfiorandomi con le labbra una guancia. Respirai affannosamente… “E’ questo come si chiama?” mi domandò, ruotando gli occhi incuriositi verso una parte di un tempio. “Questo è il tempio di Vesta..”Aedes Vestae”, se non ricordo male sembrerebbe che Numa Pompilio che era il re dei Romani, abbia costruito questo tempio di Vesta completamente rotondo avendo creduto che, della stessa forma fosse la terra da cui dipendeva la vita degli uomini…”gli risposi, con gli occhi fissi ai suoi. Mi sorrise.. “E’ affascinante quello che dici, mi piace farmi accarezzare le orecchie dalla tua voce..”mi disse, con uno sguardo dolcissimo. “Senti Lisa, che ne dici se andiamo a mangiarci qualcosa?”mi domandò, prendendomi per mano e trascinandomi via… “Qui intorno c’è un delizioso ristorantino se ti va, possiamo mangiare lì..”gli risposi, appoggiandomi a lui. “Sei tu la mia guida turistica, mi fido dei tuoi consigli…”mi disse, baciandomi teneramente una mano. Ci avviammo verso il ristorante “La sosta degli angeli,” che si trovava proprio di fronte al colosseo. “Splendido panorama…”mi disse Russell, appoggiando le mani sulla piccola ringhiera bianca. Sopra i tavoli facevano capolino dei deliziosi vasetti di porcellana bianca, impreziositi con disegni di delicate roselline rosse. Il vento giocava con i nostri capelli, mentre rimasi incantata dai suoi movimenti. Aveva incominciato a tormentare una sigaretta, non ancora accesa tra le labbra.. I suoi occhi erano del colore del cielo notai che mentre mi guardava, alcune nuvole li stavano attraversando. Le sue mani s' intrecciavano con i ricami della tovaglietta bianca, mentre continuava a girare lo sguardo verso il Colosseo… “Di guardarlo non ne ho mai abbastanza..”mi disse, togliendosi la sigaretta dalla bocca e posandola sul tavolo. Gli sorrisi dolcemente…. Ci guardavamo mangiare a vicenda, tagliavamo il cibo in tanti piccolissimi pezzi e con la forchetta li mettevamo in bocca molto lentamente e poi continuavamo a guardarci intensamente negli occhi, mentre ci passavamo il vino dalle mani eravamo così presi l’uno dall’altra che le parole, sembravano inutili… “E non mi stanco mai di guardare te Lisa” mi disse all’improvviso, avvicinandosi. Povero mio cuore soffocato, pensai tra me rimanendo ferma di fronte a quelle parole che avevano ridotto i miei pensieri, ad un muto silenzio… Cercavo di calmare il mio respiro ma lo sentivo accelerare sempre di più verso i suoi occhi, che mi scrutavano con meraviglia.. “Tra due giorni parto Lisa!”mi sentii dire improvvisamente, mentre guardai il bicchiere colmo d’acqua scivolarmi rovinosamente dalle mani. Alzai gli occhi verso quelli di Russell, le sue mani si muovevano con fatica…e la sua bocca era serrata da una smorfia. Non capivo non volevo capire era così in giusto il tempo con noi, mentre sapevo benissimo che prima o poi sarebbe successo che mi avrebbe detto quelle due parole, che sarebbe finito tutto non dovevo sperare, non dovevo, non dovevo…continuai a ripetermi nella mente.. “Dimmi qualcosa Lisa”mi disse Russell, con le mani piene di frammenti di vetro.. “ Voglio portarti a vedere qualche altra meraviglia di Roma” gli dissi, con un tono freddo automatico della voce e con la mente che si sforzava, di non cedere al dolore.... Era tutto così difficile pensai, mentre sentivo le mie mani gelarsi piano. All’improvviso il cielo si coprì di tante nuvole nere…e quando ci alzammo dal tavolo, incominciò a piovere. Ringraziai quella pioggia che avrebbe nascosto le mie lacrime … Le strade si allagarono in fretta pagammo velocemente il conto e altre tanto velocemente ci dirigemmo verso la macchina… “Vieni da me questa sera Russell”gli dissi, mentre cercavo con gli occhi appannati dalle lacrime e con le mani che mi tremavano di infilare la chiave per partire.. Russell mi guardò teneramente e con un dito raccolse una lacrima … “Perché stai piangendo Lisa?”mi domandò, avvicinandosi al mio viso e bloccando le mie mani sul volante.. “Non te ne andare ti prego…non così presto ho bisogno di stare ancora un pò con te”gli risposi, inclinando la testa verso la sua spalla e lasciando scorrere inesorabilmente le mie lacrime..
Russell alzò la testa verso il mio viso e con una mano, mi accarezzò. Non aggiunse nessuna parole a quel gesto… Ma avevo come la percezione che avesse capito, il mio bisogno di lui. Mi chiese se poteva guidare, ed io glielo lasciai fare… Di nuovo quel silenzio opprimente pensai, mentre lo guardavo girare il volante e infilarsi verso una delle tante stradine che ogni giorno percorrevo. La mia casa ci fu subito di fronte con il suo simpatico prospetto e con quell’intonaco giallo canarino, che la contrastingueva dalle altre intorno. Piccoli e flebili raggi di sole filtrarono da alcune nuvole nere, l’aria era senza movimento, guardai Russell parcheggiare la macchina vicino al portone di legno bianco, mentre i suoi occhi sprigionavano percettibili scintille azzurre miste al verde. Entrammo in casa con passi felpati, Tecla ci venne incontro miagolando, un forte senso di vertigine mi avvolse fino alla gola, mentre sentivo arrivarmi prepotente l’odore delle rose bianche che Laura aveva messo sapientemente, in un vaso accanto alla finestra. Russell era fermo vicino al camino il suo profilo risollevava i miei pesanti pensieri speravo che quel suo atroce silenzio nascondesse, qualcosa di leggero. Ma nulla traspariva da quel mutismo, sentivo solo il mio cuore diminuire i suoi battiti per non dover morire e le mie parole sfumare piano, nei miei respiri. “Hai sete Lisa?”mi domandò Russell, interrompendo il velo opaco che stava scendendo sui miei occhi. Ritornai velocemente con la testa a quelle parole, così tremendamente concrete e reali. “Si ho sete”gli risposi, con le labbra arride come un deserto. Russell prese due bicchieri dalla dispensa e li riempii di acqua fresca.. Tecla ci gironzolò freneticamente tra le gambe… In un istante il mio corpo aveva smesso di tremare, in un momento niente più freddo intorno a noi…Russell mi venne incontro, con le sue labbra ancora umide d' acqua. Presi a respirare affannosamente mentre cercavo di mantenere in equilibrio, il bicchiere che stavo posando sul tavolo. Uno sguardo senza nessuna parola, questo era quello che sapeva darmi, pensai cercando di ricomporre come in puzzle i pezzettini delle mie ultime consapevolezze. Si avvicinò a me lentamente e passando le sue forti mani intorno alla mia vita, mi tirò verso di se con un gesto deciso e dolce insieme. Fuori il tempo sembrava essersi fermato, non riuscivamo più a percepire la luce che filtrava dalle finestre le ore sembravano ferme, insieme ai minuti ed ai secondi.. Mi sentii i fianchi avvolti dalle sue mani che mi limitavano i movimenti, mentre mi tormentava la bocca con la sua barba soffice un bacio forte, penetrante e coinvolgente ci prese all’improvviso… gli passai con forza una mano intorno al collo, cercando di affondare con ardito impeto la mia lingua nella sua bocca. Russell inclinava la testa ad ogni mio movimento… Fuori dalla finestra una luna ancora trasparente e complice, ci guardava incorniciata dall’ improvviso azzurro del cielo. “Fai l’amore con me Russell, ti prego”gli dissi, mentre lo sentivo aderire al mio corpo. Le mani mi tremavano, mentre cercavo di armeggiare con i bottoni della sua camicia i movimenti si fecero sempre più frenetici sentii le mani di Russell, stringere i miei seni. Mi strusciai piano contro il suo corpo e gli accarezzai le spalle e il torace, fino a scendere verso le sue natiche sode. All’improvviso ci ritrovammo nudi, vestiti solo da una miriade di brividi che c' increspavano la pelle… “Lisa ti voglio”mi sussurrò, con voce strozzata dal desiderio. Avvicinò le sue labbra alle mie e incominciò a baciarmi, dapprima lentamente e poi sempre con più crescente sensualità..sentivo la sua lingua giocherellare con la mia, mi lasciai sfuggire un gemito di piacere che subito venne soffocato da altri baci di fuoco che marchiavano la mia pelle, in ogni centimetro… Sentivo la sua bocca calda scendere verso il mio seno e le sue mani stringermi da dietro, mi sollevò da terra e mi mise seduta su un mobile della cucina, lasciò che le mie gambe gli stringessero i fianchi e mi lasciò scivolare piano dentro di lui ci lasciammo andare ad un vortice di sensazioni inarrestabili, che durarono ore… Rimanemmo a lungo nudi e abbracciati ed eravamo orami senza più forze, avevamo fame, sete, sonno e un gran bisogno di parlare, di guardarci negli occhi…c’ eravamo esplorati, sollecitati oltre i nostri limiti conosciuti. Avevamo freddo e caldo in ogni più piccola parte dei nostri corpi, mentre con le punte delle dita provavamo ancora a scivolarci dentro.. “Stai scomoda Lisa?”mi chiese dolcemente Russell, mentre ci giravamo sul pavimento della cucina. “No”gli risposi, premendo ancora di più il mio corpo verso il suo. “ Ma non sento nessun dolore, se mi stringi ancora un pò a te..”gli dissi, con la voce da bambina che gioca.. Avevamo la fronte imperlata di sudore e i capelli ancora umidi dalla pioggia che ci aveva sorpresi all’improvviso…all’uscita del ristorante. Ci addormentammo insieme, perduti e distesi su quel pavimento freddo che ci gelava la pelle nuda, ma che non arrivava a gelarci il cuore che nel frattempo bruciava ancora… La notte scese piano sopra di noi e quando riaprimmo gli occhi , ci guardammo per alcuni minuti senza parlare. Mi tirai su dal pavimento e mi misi seduta con le gambe incrociate, forse avevo bisogno di promesse pensai tra me, mentre sentivo Russell alzarsi.. Lo guardai andare verso il bagno era nudo e bellissimo, il suo corpo sembrava scolpito nel marmo.. Socchiusi gli occhi quando si girò improvvisamente verso di me. “Lisa alzati, per questa sera abbiamo preso abbastanza freddo…”mi disse, afferrando i miei vestiti e lanciandomeli addosso. Non ti vestire ti prego, pensai ancora nella mia testa, sarei rimasta per ore a guardarlo così… Mi alzai lentamente mentre cercavo di non perdere l’equilibrio che, nel frattempo si era fatto molto precario. Aprii il frigo e ci guardai dentro, non c’era niente apparte una bottiglia di latte e qualche mela sparsa nel cassettino in basso.. Il rumore dell’acqua attirò improvvisamente la mia attenzione, Russell era sotto la doccia.. Mi incamminai piano verso il bagno, con addosso solo le mutandine e la maglietta che avevo infilato distrattamente a rovescio.. Entrai dentro ed una fitta nuvola di vapore, che mi appannò di colpo gli occhi. Mi misi a sedere sul piccolo panchettino blu, accanto alla vasca…. Russell non aveva tirato la tendina e mi lasciò guardarlo insaponarsi lentamente in ogni angolo del suo meraviglioso corpo, guardavo la schiuma avvolgerlo completamente e l’acqua scendere piano sulla sua pelle chiara. “Vieni qui!”mi disse, con un sorriso malizioso e allungandomi una mano… Inghiottii velocemente, mentre cercavo di togliermi la maglietta che mi aderiva al corpo come una seconda pelle. Adesso eravamo tutte e due sotto quella pioggia di acqua mista a bagnoschiuma, che scendeva inesorabile su di noi… Sentivo le mani di Russell scivolare velocemente sulla mia pelle. Mentre continuavamo a baciarci appassionatamente… “Lisa mi fai impazzire”mi disse, con voce profonda e vibrante. Mi strinsi al suo corpo ed alzai una gamba verso il suo bacino... “Facciamolo così”gli chiesi, con voce supplichevole. Ho puntato il mio piede verso la vasca e sorretta dalle sua braccia, mi sono buttata all’indietro con il bacino mentre, sentivo Russell muoversi dentro di me a ritmo frenetico.. L’acqua continuava a scendere regalandoci piccoli e preziosi brividi che, si mescolavano a quelli di piacere.. Ci guardammo prepotentemente negli occhi quando una seconda forte ondata di piacere, ci scosse violentemente. Ci coricammo sul letto ancora bagnati e lasciammo uscire dalle nostre labbra, parole senza forme ne colori…. Vicini persi con lo sguardo al soffitto e con i cuori che, ancora battevano all’unisono. “Hai freddo Lisa?”mi chiese Russell, avvolgendomi con le sue mani calde. “Un po..”gli riposi, alzando il mio viso verso il suo. “Io ho fame”mi disse, baciandomi la fronte… “Mmmm, hai ancora fame?”gli risposi facendo scorrere la mia mano verso il suo sesso… “Lisa….di questo sono sazio, ho fame di cibo…”mi disse, fermandomi la mano. Se ti accontenti di un po di latte e tre mele…gli dissi, alzandomi dal letto.. “Allora ti porto fuori…”mi sussurrò, tirandosi su e baciandomi le spalle. All’improvviso il trillo del telefono ci fece sobbalzare…guardai Russell negli occhi, mentre cercavo di allungare una mano per rispondere…. “Pronto”dissi, con un filo di voce. “Lisa!” mi rispose, una voce forte .. “Ciao Carla, dimmi…”gli risposi, cercando di indovinare le sue domande. “Lisa, scusami ma ti ho chiamato per sapere se domani vieni in ufficio, lo sai che hai quell’appuntamento…” “Lo so Carla, ti prometto che domani verrò in ufficio…”gli dissi, interrompendola nel parlare. “Lisa ho trovato una confezione di spaghetti..”mi sentii dire da Russell, che nel frattempo si era precipitato in cucina… “Ahhhhh, adesso ho capito perché non sei venuta oggi, era questo l’impegno a cui non potevi rinunciare?”mi chiese Carla con voce ironica, sentendo la voce di Russell dal telefono. “E se anche fosse?”gli risposi, sospirando forte. “Senti ma com’è l’uomo carino?!”mi domandò, sentendo in sottofondo le starnazzanti voci delle altre colleghe… “Non ti riguarda e poi non parlo di lui..”gli risposi, cercando di tagliare corto! “E dai Lisa dicci almeno di dov’è?!”mi domandò, ridendo. “E’ Australiano anzi no, Neo Zelandese..ti basta? anzi vi basta?”gli risposi, in un soffio. “Mmmmm….allora avrà un corpo possente!…”mi chiese, con voce maliziosa.. “Carla, non parlo di lui….”gli risposi, sospirando per l’ennesima volta. “Lisa come si cucinano questi?”mi domandò Russell all’improvviso, mentre lo guardai avvicinarsi a me con in mano un barattolo di pomodori e con addosso solo un asciugamano, che gli avvolgeva i fianchi.. Rimasi per un istante senza parole, con il telefono sospeso tra le mani e con i pensieri che si rincorrevano vertiginosamente nella testa.. “Lisa, Lisa”mi sentii, urlare forte dalla cornetta del telefono. Ritornai con la mente alla voce squillante di Carla, mentre Russell mi stava ancora fermo davanti. Gli feci con un gesto con la mano, di aspettarmi in cucina… Mi sorrise alzando un sopracciglio. Sentii la voce di Carla arrivarmi di nuovo, prepotentemente alle orecchie… “Lisa!!! Ma ci sei? “mi disse, ancora. Mi sembrava che non ci fosse più tempo per darle delle spiegazioni, per dirle dei disegni e per quell’appuntamento di domani, che già da stasera cominciava a soffocarmi la gola. “Carla ci vediamo domani!”le dissi, senza aggiungere altre parole. “D’accordo ma voglio tutti i bozzetti sul mio tavolo!!buonanotte..”mi disse, sospirando. “Buonanotte”aggiunsi, con la mente che correva già verso Russell… Mi appoggiai alla porta della cucina, e lasciai scorrere i miei occhi sulle sue mani, che spezzavano con molta precisione gli spaghetti… “Non devi spezzarli”gli dissi, accarezzandogli un braccio. Mi guardò con uno sguardo stupito. “Io pensavo che erano troppo lunghi e….” Lasciai scorrere ancora la mia mano verso il suo torace nudo, mi avvicinai con la bocca al suo collo e lo baciai teneramente… Russell ansimò piano. “Se continui così non mangeremo più...“mi disse, scostando la sua testa dal mio viso. Passammo tutta la sera a raccontarci delle nostre vite, mentre alla fine ci accorgemmo che avevamo cucinato i migliori spaghetti… Avevamo la testa piena di frasi da dire, ma eravamo così confusi l’uno dall’altro da rimanere alla fine in completo silenzio, e le poche parole che riuscivamo a dirci uscivano come sfumate dalle nostre labbra. Guardai il viso di Russell, girarsi verso la chitarra che tenevo appoggiata al muro. “Posso suonarti qualcosa?”mi domandò, con voce profonda. Gli risposi di si, mettendomi comoda sul divano. Lo vidi impugnare deciso la chitarra, iniziare dapprima a strimpellare un accenno di canzone e poi incominciare a suonare sul serio. Sentivo la sua voce calda e vibrante avvolgermi l’anima, mentre guardavo le ombre lunghe e nere della notte giocare con il suo viso.
“HOLD
YOU”[iii]
This
time is no different
I
control my urge to feed
Stalking
your scent
Through
the kitchen
This
type of social gathering
Leaves
openings for speech
And
I would talk to you
But
I'm twisting
If
you knew what I was thinking
You'd
probably drown me
In
what you were drinking
I'd
swim for sure
I'd
swim for sure
I'd
swim for sure
To
hold you
To
hold you
Tiny
little shivers
From
across a crowded room
Every
time I see you
You
haunt me
I
know that it's possible
I
have dreamt that it came true
That
you left him
And
you want me
Which
mode are you in?
Is
this the poor little girl
My
princess
My
queen?
I'll
take them all
I'll
take them all
I'll
take them all To hold
you
And
to hold you
If
you knew what I was thinking
You'd
probably drown me
In
what you were drinking
I'd
swim for sure
I'd
swim for sure
I'd
swim for sure
To
hold you
To
hold you To hold
you
Continua....
[i] “Senza risposta” di Luciano Erba. [ii] Accettami per tuo uomo, e dammi tutte le chiavi delle tue paure e lascia che coi baci ti asciughi queste lacrime. Rifugiati da me. Non voglio farti male, o amore! Lascia che io ti riscaldi.
Da
“The New Husband” Katherine Mansfield STRINGERTI Questa volta non è diverso Controllo la mia brama di nutrimento Cacciando all’inseguimento del tuo odore Attraverso la cucina Questo tipo di riunione mondana Lascia spazio ai discorsi E io ti parlerei Ma sono combattuto
Se sapessi a cosa stavo pensando Probabilmente mi affogheresti In quello che stavi bevendo Sicuramente io nuoterei Sicuramente io nuoterei Sicuramente io nuoterei Per stringerti Per stringerti
Brividi impercettibili Attraverso una stanza affollata Ogni volta che ti vedo Mi ossessioni So che è possibile Ho sognato che si avverava Che lo lasciavi E mi vuoi
In che tenuta sei? E’ la povera ragazzina La mia principessa La mia regina? Le prendo tutte Le prendo tutte Le prendo tutte Per stringerti E per stringerti
Se sapessi a cosa stavo pensando Probabilmente mi affogheresti In quello che stavi bevendo Sicuramente io nuoterei Sicuramente io nuoterei Sicuramente io nuoterei Per stringerti Per stringerti Per stringerti
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